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venerdì 13 maggio 2016

Verso il Grand Canyon, l'ultimo nostro appuntamento

E inizia l'ultima traversata chilometrica per avvicinarsi e raggiungere il Grand Canyon. Il nostro naso è rivolto sempre verso il cielo, i nuvoloni cerchiamo di allontanarli con lo sguardo.  Dopo l'esperienza alla Riserva Indiana, quello che chiediamo è solo un tempo meteo senza la pioggia. La destinazione finale è Tuyasan, dove alloggeremo al Red Feather Lodge.
La nostra prima sosta, è Little Colorado, luogo di osservazione. Panoramico, ma nulla a che fare con quello che si vedrà all'interno del Grand Canyon.
Però essendo la nostra prima tappa, ne rimaniamo estasiati. C'è vento e questo muove il cielo sopra di noi.
Iniziamo a fare foto e i nostri sguardi si rivolgono verso quell'infinito che sembra non avere un termine. Cerco di non pensare che la vacanza stia per finire, ma certo la mente ci va un pò li.
Poi è la volta dei cartelli che iniziano a metterti in guardia da ciò che potresti incontrare e di avere un atteggiamento rispettoso sia della flora che della fauna.
Risaliamo sulla nostra macchina e continuiamo il viaggio di avvicinamento. Passa un pò di tempo e arriviamo all'ingresso del parco. La  carta dei parchi è stata la nostra salvezza, ci ha evitato di spendere una fortuna per tutti quelli che abbiamo visitato.
Il fiume Colorado è la presenza discreta e fondamentale di questo Parco, divenuto monumento  nazionale nel 1908 e parco nel 1919. E, cosa di non piccola importanza, è stato inserito dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità.
E' l'ordine, la pulizia e il rispetto del Parco e dei suoi abitanti, cioè gli animali, quello che salta agli occhi.
Il panorama è da sogno, ti toglie il fiato. E' talmente grande che non so quanto tempo ci vorrebbe per visitarlo in ogni suo dettaglio. E non è neanche il più grande degli States.
Rimarresti a fare foto e osservare il silenzio per ore.
Si, osservare, perchè il vento, i nuvoloni che si rincorrono, le prime gocce di pioggia, emettono solo un leggero suono.
Un suono che ti culla e fa si che un sogno è diventato realtà.
Fino a qualche anno orsono, mai avrei pensato di trovarmi qui.
Ora ci sono e il silenzio fa si che i miei occhi vedano uno spettacolo unico.
 Ma forse sono tanti gli spettacoli unici che ho avuto la fortuna di vedere durante questo viaggio.
Però ora siamo qui e riusciamo a vedere molto già prima dell'ora di pranzo e di poter lasciare i bagagli in albergo. Inizia a piovere, lo sapevamo. Cambia anche la temperatura.
Mangiamo qualcosa al volo e con la macchina arriviamo ad un punto di parcheggio, prendiamo un bus che ci permette di visitare l'altra parte del parco. Una fila composta  e tenuta in ordine da una signora anziana, permette ai visitatori di salire e prendere posto.
La conducente del bus, permette ad ogni fermata di salire solo a tot persone corrispondenti a coloro che scendono. E la sua autorità mi lascia a bocca aperta, pensando a questa cosa trasportata in Italia, dove solo fare una fila è sinonimo di "come posso evitarla?".


La bellezza  del Grand Canyon è anche questa, trovare lungo la strada animali che mangiano e comunque non hanno problemi con gli esseri umani.
Ho visto tantissime macchine fermarsi e fare foto. E lui, questo signore accanto non ci ha neanche degnato di uno sguardo. Era troppo indaffarato a mangiare per potersi curare di coloro che scattavano foto e giravano filmini.
Ma dopotutto è proprio questo il bello. La normalità della natura.
Si, la natura. Che qui è maestosa e quando ti affacci, magari dal Desert View Point, ti accorgi di quanto sia immensa e tu solamente un puntino.
Detto ciò, il tempo non si è mostrato inclemente a livelli stratosferici. Un po' di pioggia c'è stata, ma non da rovinare le nostre escursioni.
E alla fine ci ha regalato anche uno stupendo arcobaleno
E' la fase finale della nostra avventura, un viaggio unico, indimenticabile, con qualche disavventura, paura, incazzatura, ma nulla può togliere quello che ci ha lasciato.
Ognuno di noi sei, ha un ricordo indelebile dentro di se.
Il mio è relativo a due situazioni particolari.
La prima a New York, la splendida veduta, dopo aver passato il ponte di Brooklin , verso la City, con gli scoiattoli che camminavano vicino a me.
La seconda il Golden Gate in bicicletta a San Francisco. Forse più il secondo del primo, ma è veramente complicato.
Però sono sicuro di sapere quale è il più bel ricordo di Mirco, perchè ha coronato un suo sogno da bambino. Cioè entrare al Bellagio a Las Vegas,  con il cartone della pizza. Un entrata trionfale.
E conosco anche la cosa che gli manca anche ora.
Lo so, ti siamo vicini, vedrai quando torneremo per La Route 66 lo porteremo sempre con noi.

Il nostro inseparabile compagno di viaggio per le strade degli States.
"Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina."

lunedì 7 marzo 2016

Verso la Monument Valley

Inizia il nostro viaggio verso la Monument. Forse la più affascinante destinazione del nostro viaggio. La più affascinante perchè sin da piccoli le riserve indiane son sempre state nei nostri occhi per mezzo dei film western, in cui si faceva fatica a capire chi erano i buoni e chi i cattivi. Cerchiamo durante il nostro andare incontro alla Monument, di verificare che il bel tempo non ci abbandoni. Che quel bel sole che ci ha accompagnato a Page, rimanaga ancora con noi. Forse veramente ci vorrebbe una danza della non pioggia, perchè il tempo volge al brutto e neanche lontanamente possiamo immaginare quello che avremmo vissuto nel pomeriggio. Tanto per iniziare arriviamo al nostro albergo, il peggiore in assoluto di tutto il viaggio. Si tratta del Kayenta Monument Valley Inn. Dire che siamo al limite della decenza è d'obbligo. Letti da una piazza e un quarto, venduti per due. Pulizia al limite dell'offesa. Colazione da Tiffany, per i prezzi, non per la qualità. E poi una bella dose di carattere "spigoloso", da parte del personale. Insomma, se potete andate altrove, anche se la scelta non  è ampia. Cosa positiva il ristorante vicino dove abbiamo mangiato.
C'era questa piccola decorazione che mi ha molto colpito e ho dovuto fotografarla.  La prima cosa che ti colpisce e' che da fuori non gli daresti un centesimo di dollaro. Invece appena entri una ragazza con un sorriso solare ti fa accomodare. Porta subito da bere e prende l'ordinazione. I piatti sono molto generosi. Io ho preso una pizza fritta con prosciutto, insalata e pomodoro, guarnito con riso.  Le porzioni sono molto abbondanti e il prezzo è irrisorio rispetto a ciò che mangi, sia per qualità che per quantità. Sto parlando di Amigo Cafè. E qui si inizia ad  assaporare il vero gusto del cibo messicano.
Facendo un passo indietro, questa è l'unica escursione che non abbiamo prenotato, anche perchè la Monument, essendo di proprietà Navajo, non rientra nella carta dei parchi. Per questo motivo, appena arrivati in albergo, abbiamo preso contatti per organizzare la visita. Sapevamo che sarebbe stata cara e infatti abbiamo pagato 450 dollari per la guida e la visita con mezzo fuoristrada. Per l'ingresso abbiamo pagato altri 32 dollari se non erro. Insomma una bella cifra. Potevamo anche andare da soli, ma loro ti portano in luoghi dove difficilmente arrivi  con la tua auto. E poi con la bufera che ci ha colpito è stato molto meglio così.
Arriviamo e il tempo è ancora nostro amico. La nostra guida ci racconta un pò della sua vita, della vita delle gente indiana e delle poche famiglie che ancora riescono a vivere qui, senza energia elettrica e acqua. Vediamo passare i camioncini semicoperti pieni di gente. Tra un pò,  pr coloro che hanno scelto questo mezzo di trasporto, saranno guai. In lontananza si vedono alzare dei nuvoloni di sabbia.

La formazione rocciosa più conosciuta e importante della Monument, è sicuramente quella proposta nella foto accanto, cioè "le tre sorelle".  Da notare che la distanza tra l'entrata della Monument e Kayenta è di circa 45 miglia.
E'da rimanere a bocca aperta nel vedere i colori che formano le rocce e, soprattutto, quello che il vento è riuscito a plasmare nel corso degli anni.
Dopo le prime avvisaglie cambia totalmente il tempo, arriva giù tanta di quella pioggia da farci preoccupare. La nostra guida invece è talmente tranquilla che ad un certo punto si ferma e decide di suonarci una antica musica navajo. Interessante ma fuori veniva giù di tutto. Fulmini, tuoni e lampi, ma lui era tranquillissimo, anche quando la jeep non ne voleva sapere di mettersi in modo e lui pompava sul pedale dell'acceleratore.
Entriamo nella parte meno visitata da coloro che non fruiscono di guida e decidono di andare con i loro mezzi. La pista è nettamente meno battuta. Vediamo molto meno macchine e sembra di vivere una storia surreale. Siamo nel ventunesimo secolo, ma qualcosa sembra non tornare. Vedere ancora qualche famiglia che vive senza alcuna agiatezza tecnologica ti fa pensare.
Anche la luce del sole  ormai offuscata dall'orario, dal forte vento che alza la sabbia e dalle prime luci della sera, sembra invitarci ad andare via. A tornare a Kayenta.
Ma non senza aver fatto la mia ultima foto a quella splendida veduta.

 Questa è la veduta con la pioggia torrenziale



 Ora va meglio e salutiamo la Valley.
 La salutiamo con il dovuto rispetto che merita e con il rispetto per coloro che ancora vivono li.



Non poteva essere chiamato "viaggio", senza aver visitato questo straordinario luogo.




martedì 23 febbraio 2016

Lake Powell a Page

Dopo la stupenda veduta di Horseshoe Bend, riprendiamo il nostro viaggio in zona Page, non senza esserci fermati a un grande centro commerciale e aver comprato svariate razioni di acqua potabile. Il caldo era stato veramente estenuante e idratarsi era cosa necessaria.
Prossima destinazione Lake Powell, immenso lago artificiale che si dipana tra Arizona e Utah. Ha un colore stupendo, che con la magia dello scenario intorno, rende il tutto bellissimo. avendo il pass per i parchi, riusciamo ad entrare anche qui, senza dover pagare nulla. la strada è bella e panoramica. Vediamo molte imbarcazioni, alcune anche particolari. Solo più tardi scopriremo che fanno parte di una piccola flottiglia che fa il giro del lago con una durata dell'escursione di  circa   mezza giornata.
Noi arriviamo fino quasi al limite visitabile e parcheggiamo la macchina in un grande parcheggio, che in realtà serve per poter mettere le imbarcazioni in acqua.
In lontananza vediamo alcune persona sulla riva del lago. E' certamente particolare questo paesaggio, il blu del lago, che si immerge nel colore arido delle rocce. Tornando a noi, le foto hanno messo in evidenza tutta la spettacolarità del luogo.
E da tenere presente che, data la sua grande estensione, vengono organizzati tour di più giorni per visitarlo.
La giornata e la visita di Page, finisce con Lake Powell.
Con la scelta ottima dell'albergo, devo dire che questa parte del viaggio, a livello escursionistico, è stata sicuramente la più interessante.

martedì 2 febbraio 2016

Horseshoe Bend a Page , semplicemente fantastico

Sicuramente uno dei luoghi più belli che abbiamo visitato. Ed è alquanto strano che non rientri nei tour di chi affronta la vista negli States. E questo lo si capisce dal fatto che è uno dei rari luoghi in cui non si paga nulla per visitarlo. Neanche il parcheggio.
Però una cosa si capisce subito, che sarà molto dura arrivare a visitarlo, soprattutto quandolo si affronta alle due del pomeriggio. di un pomeriggio assolato e caldo. Il parcheggio è totalmente sotto il sole, neanche un alberello. la bottiglia di acqua al seguito è altamente consigliata. Come il cappello.
scesi dalla macchina ci aspetta subito una bella salita, che non ti da modo di capire quello che potrai ammirare tra circa 30 minuti.
Non è facile il terreno, solo terra e sassi. dopo qualche centinaio di metri, c'è un punto ove potersi riprendere dalle fatiche, è un grande spazio coperto per permettere alle persone di ripararsi dal sole.
Non mi fermo e continuo. Non so, fa caldo, ma la voglia di arrivare li è più forte di qualsiasi temperatura.
Ricordo che ad un certo punto incrociamo una persona, non so di quale nazionalità, la quale si ferma, ci fissa e dice: wonderful.
Rimango un attimo di stucco, lo ringrazio e vado avanti.
Inizio a intravedere qualcosa e più mi avvicino, più allungo la mia camminata.
Eccomi ed eccoci arrivati. Lo spettacolo è magnifico. Ci sono mille colori. Una vista a perdita d'occhio che è difficile da togliere davanti a te.
Non so quante foto ho fatto, ma la più bella, purtroppo, l'ho rovinata.
Non importa, tanto l'emozione che ho ancora dentro nel descrivere questo luogo non potrà mai essere cancellata.

e' un posto privo di ogni barriera, per cui bisogna prestare la massima attenzione a dove mettere i piedi. Ho visto persone fare foto nei posti più pericolosi, ma probabilmente quelli sono i più belli.
certo visitarlo al mattino è la cosa migliore, dato il caldo delle ore centrali.
Horseshoe Bend, è veramente quello che non ti aspetti


giovedì 21 gennaio 2016

Da Bryce Canyon a Page per ammirare l'Antelope Canyon

E inizia il nostro viaggio verso page. I colori del Bryce sono con noi, ma sappiamo che ci stiamo avvicinando ad una destinazione che ci regalerà dei luoghi unici. Sono 149 i chilometri che dobbiamo percorrere oggi con la nostra Dodge. Lo spostamento è piacevole e anche abbastanza breve. Page praticamente è costruita intorno alla diga del Lake Powell, la Glen Canyon Dam. Questa diga è una delle più grandi degli Stati Uniti. Il lago è vastissimo, ma è possibile visitarlo dietro pagamento di una quota di ingresso. Noi, fortunatamente, con la carta dei Parchi, non abbiamo dovuto nulla, infatti rientra nella Glen Canyon National Recreation Area.
A Page ci siamo fermati due notti ed è stato il momento, di tutto il viaggio, che ho apprezzato di più. Infatti per due pomeriggi di seguito, mi sono goduto la piscina, presso l'Holiday Inn Express Page. Il miglior albergo in assoluto, relativamente al rapporto qualità/prezzo, di tutto il viaggio. Molto pulito e con la possibilità di usufruire delle bevande e di altro, per tutte le 24 ore della giornata.
Arriviamo in orario per sfruttare al meglio la piscina e poterci rilassare, in quanto il giorno dopo ci aspetta una giornata abbastanza impegnativa. Per la cena ci fermiamo in un classico locale americano, infatti all'esterno c'è un gruppo che suona musica country.
Antelope Canyon è il primo luogo che ci aspetta. Logicamente tutto prenotato. E' conosciuto anche come il Corkscrew Canyon, cioè il Canyon a cavatappi. E in effetti le numerose fato fatte rendono proprio questa idea. Ci troviamo all'interno della Riserva Navajo, per cui solo guide indiane possono entrare e accompagnare i turisti. La nostra era davvero molto valida e conosceva talmente bene gli smartphone, tanto da insegnarci i modi migliori per fotografare l'interno del canyon. E il bello di questo canyon, è quando il sole a picco inizia a insinuarsi tra le varie fessure. Noi eravamo li nel momento migliore, cioè alle ore 12.
 Questo è quello che appariva ai nostri occhi esattamente a mezzogiorno del 24/08/2015.
Uno spettacolo mozzafiato che solamente grazie alle foto, è possibile trasmettere a chi non ha avuto la fortuna di potervi partecipare.
tutto in torno la sabbia e il vento la fanno da padrone. Fortunatamente capitiamo in una giornata calda e assolata.
Purtroppo luglio e agosto, da queste parti, sono i mesi più piovosi dell'anno.
L'interno del Canyon è frequentato da tantissima gente, infatti sono parecchie i furgoncini che fanno la spola da Page, dove c'è il centro di prenotazione.
Delle volte è complicato poter fare le foto, ma devo dire che le guide sono ben organizzate e riescono a dirigere bene il traffico di coloro che occupano gli spazi.
La nostra guida, al termine, ci ha ringraziato e ci ha detto di andare assolutamente a visitare l'Horseshoe Bend, anche perchè è totalmente gratuito.
E per gli Stati Uniti questa è una cosa alquanto strana e rara.




Questa altra visita sarà raccontata con un apposito post. Una visita meravigliosa.




giovedì 31 dicembre 2015

La diga di Hoover per arrivare al Bryce Canyon




Si parte da Las Vegas, ma prima altra piccola capatina al centro commerciale per fare gli ultimi super affari. Il viaggio si dimostra sempre piacevole, si cammina bene. Però all'ultimo momento decidiamo di fare una piccola deviazione, che ci  porterà, visti i tempi ristretti, a saltare la la visita allo Zion Park. Peccato, ma alla fine si devono fare delle scelte. La deviazione è verso la Diga di Hoover o Hoover Dam. E' molto suggestivo l'arrivo alla diga, in quanto si vedono pali di alta tensione e centrali elettriche, sistemate in maniera molto particolare. Nel momento della sua costruzione, divenne la piu grossa centrale idroelettrica del paese. E' situata al confine tra Arizona e Nevada. Infatti qui c'è anche un cambio di fuso orario e gli orologi che ti mettono al corrente di questa variazione. Comunque l'entrata della diga è dalla parte del Nevada. Le quattro torri nella foto, sono le intake towers, alte ben 103 metri e con una circonferenza di 38. Una targa in ringraziamento di Anson Smith, praticamente il padre fondatore di questa importantissima diga, è posta a uno dei due ingressi del ponte.Ora riprende il nostra cammino verso il Bryce Canyon, ma ancora avevamo la certezza di vedere anche lo Zion. Purtroppo il tempo meteo ha rallentato il nostra camminare con la macchina. Infatti in lontananza vedevamo un temporale molto importante in avvicinamento. Per un pò siamo riusciti a schivarlo, ma alla fine ne siamo stati parte integrante. Ci sono stati momenti in cui l'attenzione di guida è stata ai massimi livelli e soprattutto, dato che eravamo al volgere della giornata, anche la stanchezza ha fatto la sua parte.Alla fine siamo riusciti ad arrivare al nostro albergo. E il giorno dopo, con il sole, a visitare uno dei più bei parchi in assoluto. Con dei colori che ti rimangono dentro. Con una organizzazione e un rispetto della natura che fai fatica a non ammirare.


Questo è uno dei panorami da togliere il fiato


Poi ci sono i colori, sembra che siano finti per quanto sono belli
E poi, all'arte della natura, si unisce la bellezza. Ora ci troviamo nello stato dello Utah.
M aldilà delle battute, questo è un luogo assolutamente da vedere, anche perchè è molto semplice da visitare e rientra nella famosa carta dei parchi, già usata in  precedenza. Cioè 80 dollari per visitarne tantissimi, altrimenti il singolo ingresso va dai 20 ai 40 dollari.

giovedì 17 dicembre 2015

Da Three Rivers al Deserto del Mojave per arrivare a Las Vegas

La sveglia suona presto. Ci aspetta una lunga giornata, i chilometri che ci separano da Las Vegas sono quasi 700. nel nostro percorso tagliamo fuori la Death Valley, sarebbero stato troppe le ore di viaggio.  Inizia il nostro viaggio. Fortunatamente il tempo meteo è buono. Certo il panorama comincia a diventare un pò più rado. Che cosa daremmo per un caffè da Starbucks. Sembra quasi un miraggio. Troviamo una piccola località, quasi sperduta tra le infinite strade americane. Si tratta di
Tehachapi. E qui troviamo il nostro caffè. Ci voleva proprio. C'è anche il wifi che per i ragazzi, il che  è molto importante. Veloce puntata al bagno e si riparte. Cerco di tirare il più possibile. La prossima fermata è dedicata al rifornimento e allo spuntino veloce. Lungo la strada troviamo la cittadina di Barstow. Non ci va di mangiare messicano, per cui optiamo per Pizza Hut. Incredibilmente la pizza è fatta con un impasto molto digeribile. Non ci regoliamo come al solito, per cui buona parte la portiamo via con il cartone. E con questi in mano, Mirco farà il suo trionfale ingresso al Bellagio a Las Vegas.
Ma ora si deve continuare il viaggio. Il deserto lambisce la strada. Il Mojave emana calore solo a guardarlo. Mi fermo e scendo per scattare qualche foto. la temperatura è quasi insopportabile. Il deserto del Mojave è la parte finale della Death Valley.
A piccoli passi ci stiamo avvicinando a Las Vegas, una cattedrale del gioco nel deserto. Intorno non c'è nulla.
Sembra di entrare in un grande parco giochi, con tantissime attrazioni. La Piramide all'ingresso e il traffico fanno da contorno al nostro arrivo.
Per arrivare al Bellagio impieghiamo un pò di tempo. Ci sono parecchi lavori. Verso le 18 arriviamo. C'e' una fila incredibile per entrare all'albergo. Però l'organizzazione è perfetta. Lasciamo la macchina al personale dell'albergo e dopo la solita problematica relativa alla prenotazione delle camere, riusciamo a prendere possesso delle nostre stanze.
Negozi e casinò sono la parte importante della struttura. Le prime luci della sera ci accompagnano.
Tutto incredibilmente finto  però fa parte del viaggio. Infatti una volta nella vita, se si intraprende un itinerario come lo abbiamo costruito noi, Las Vegas vale la fermata.E poi il fantastico centro commerciale o outlet, come li chiamano da queste parti, ci ha regalato prezzi da sogno. Saranno due giorni di stacco, prima di entrare nella parte finale  e più impegnativa del viaggio. La piscina del Bellagio ci rilasserà, prima di sperare di vincere qualcosa al tavolo verde.
Alla fine dei due giorni e con acquisti da paura, riprenderemo il nostro viaggio direzione Bryce Canyon.






giovedì 19 novembre 2015

Il Sequoia National Park con il Generale Sherman e il Generale Grant

Eccoci alle porte del Sequoia National park. La giornata è stupenda, qualche giorno prima la zona vicina a Moro Rock è stata chiusa causa incendio. Il Parco è costellato di indicazioni relative alla probabilità di incendio. Abbiamo fatta la carta dei parchi, pagata circa 80 dollari se non  erro, ma ci permette di visitarne veramente tanti, ad eccezione della Monument e dell'Antelope Canyon. Il singolo ingresso ai parchi, varia dai 25 ai 35 dollari, circa.
Arrivati al centro informazioni, posto poco dopo l'ingresso principale, si deve camminare ancora un bel pò con la nostra Dodge, per arrivare a vedere il Generale Grant
Eccolo. Posteggiamo l'auto e mentre cerchiamo di arrivare a lui, piccoli scoiattoli ci si fanno incontro.

Vedere il tronco bruciato e che l'autocombustione serve al suo rafforzamento è una cosa incredibile. E' il secondo albero più voluminoso del mondo, il primo si trova a pochi chilometri da lui, è il generale Sherman. E' detto anche "The President", in onore a Ulysse Grant, diciottesimo Presidente degli Stati uniti d'America.
E' quasi arrivata l'ora del pranzo, mangiamo qualcosa e poi ci dirigiamo verso il più grande, verso il Generale Sherman.
E' una passeggiata gradevole, gli animali sono vicini a te. La temperatura è mite, i raggi del sole si mischiano con i tronchi e i rami degli alberi. C'è tantissima gente, poter fare una foto è veramente complicato, ma alla fine ci riusciamo.
Si porta molto bene i suoi anni, che variano tra i 2300 e i 2700 anni.Attenzione non  è il più alto del mondo, ma il più voluminoso al mondo, con un peso di circa 2000 tonnellate. Il suo nome deriva da William Tecumseh Sherman, generale della Guerra di secessione.
Insomma a sud della Sierra Nevada, c'è un posto fantastico che merita di essere assolutamente visitato.
 


venerdì 13 novembre 2015

Da Atascadero a Three Rivers, passando per Tulare. In attesa del Sequoia

Inizia il cammino, a dire il vero, molto più breve rispetto a ieri, che ci porterà a Three Rivers, in prossimità del Sequoia. Ci alziamo relativamente presto, fugace colazione, carichiamo di nuovo i bagagli nella nostra Lodge e, da ora in poi, la macchina sarà solo  mia. Una specie di attrazione fatale la nostra.  Le strade non sembrano stancarti. Jacopo penso che abbia dormito più in macchina che negli alberghi. Appena saliva si addormentava, mentre Alessio leggeva.
Abbiamo tirato fino a arrivare a Tulare, paesino noto a noi e molti altri, solo per la presenza dell'outlet con prezzi molto interessanti
Anche se poi, bisogna fare un pò di attenzione, perchè marche tipo Aeropostale, la abbiamo trovata anche a San Francisco, con pressi uguali. Piccolo avvertimento, coprirsi a cipolla, per l'escursione termica che c'è tra dentro e fuori i negozi, a volte anche di 20 gradi.
Una cosa ottima che abbiamo trovato è stato il locale dove mangiare, Bravo farms Restaurant and Cheese Shoppe. La particolarità sta nel fatto che si possono avere molti tipi di insalate con ingredienti a scelta. Buoni i panini con funghi o salmone. I ragazzi hanno preso la pasta al formaggio, niente male tenendo conto di dove ci trovavamo. E non sapendolo abbiamo pranzato nel miglior locale di Tulare, che poi al suo interno vende anche formaggi e vini, oltre che ricordi turistici.
Dopo le compere, ci rimettiamo in auto, direzione albergo e precisamente il Comfort Inn & Suites Sequoia Kings Canyon.
Albergo posizionato molto bene per andare a visitare il Sequoia Park. Insomma la sua funzione la svolge bene. Colazione abbondante e pulizia delle stesse discreta. Due notti si possono passare qui.
ci rilassiamo un pò, prima di andare a cena, mentre i ragazzi provano la piscina.
Per il pasto serale optiamo il Sequoia Cider Mill, ottima soluzione. Qui abbiamo mangiato la vera bisteccona americana e le costolette più buone di tutto il viaggio. Tutte e due le sere siamo venuti a cena qui, una sera ho anche assaggiato un loro whisky, che però sembra più un bourbon.

Qui siamo per visitare le splendide sequoia e, a loro, sarà dedicato un apposito post.


giovedì 5 novembre 2015

Da San Francisco a Atascadero, passando per Santa Cruz e Monterey

E' arrivato il momento di salutare San Francisco, per iniziare un percorso diverso, relativamente alla vacanza. Da oggi in poi si prende la macchina a noleggio, una Lodge da sette posti, che a noi fa molto comodo, anche se siamo in sei. Da questo momento iniziano i nostri 3305 chilometri in auto per vedere i più bei parchi degli States. Questa prima tappa è tutta di Mirco, io con il cambio automatico non sono molto sveglio. Da domani in avanti la Lodge sarà solo mia, un'attrazione unica.
Disbrigate le pratiche per il noleggio, inizia il nostro viaggio con il nuovo tomtom acquistato prima di partire. Tutte le mappe dell'America sono state scaricate. Il viaggio ci porta a vedere paesaggi diversi, i nostri occhi erano abituati ai palazzoni e alle strade della città. Ora vediamo le famose strade a quattro corsie, dove questi cambiano direzione, da una corsia all'altra, senza batter ciglio. La macchina è comoda e tutti i bagagli sono entrati facilmente.
Cominciano ad arrivare sulla costa, ma di costa si vede ben poco. La nebbia la fa da padrone. Il tempo sembra coperto, ma in realtà è solo l'umidità. Si vedono le case lungo il mare. E' quasi l'ora di pranzo, cerchiamo di capire innanzitutto come funzionano i parcometri. Grazie ad Alessandra che parla lo spagnolo, dato che chiede a una famiglia, riusciamo a parcheggiare. Non ci sono molti locali, c'è solo un grande lunapark e un posteggio ad ore che veniva uno sproposito. Alla fine optiamo per il Beach Street Cafè, che serve piatti preparati al momento, come hamburger, omelette e hotdog. Acqua in caraffa e insalate buone. Ho specificato l'acqua in caraffa, perchè in bottiglia costa anche 7/8 dollari.
Dopo aver mangiato, ripartiamo direzione Monterey. Ci arriviamo nel pomeriggio e una sosta si rende necessaria. La cittadina è tranquilla. Dopo il caos delle metropoli, qui la vita è totalmente diversa. Vediamo qualcosa che somiglia a un bar con macchina del caffè. E' il Caffè Trieste, li dal 1956, come reclamizza all'interno. Certo non  è proprio uguale, ma bevibile.


Non so perchè, ma a Monterey mi ha colpito questo. Boh!!
Ora la direzione finale è il nostro albergo, il Best Wester Plus Colony Inn, che si trova a San Luis Obispo, cioè a Atascadero.Il bello di questo albergo saranno i letti, molto più grandi di quelli standard americani.
Però sarà l'unico.
Arriveremo quando sarà già buio, il viaggio per questa prima giornata di auto è stato stancante.
Nel nostro itinerario iniziale c'era anche il Big Sur, per gli spagnoli il Grande Sud. ma il tempo che abbiamo impiegato per ritirare l'auto ha stravolto i nostri piani di viaggio.
Domani si riparte per ammirare le sequoie.

lunedì 26 ottobre 2015

San Francisco - I leoni marini a Pier 39 - Lombard Street -

Pier 39 o Molo 39 che dir si voglia, è una delle attrazioni più interessanti e divertenti di San Francisco. Sicuramente divertenti per la presenza degli attori di strada ma, soprattutto, dei famosi leoni marini, che non mancano di regalare sorrisi a grandi e piccini.
La zona è piena di negozi e di posti divertenti. I locali non mancano, probabilmente i migliori sono quelli in cui si mangia. E anche qui è presente il mitico Bubba Gump
con la sua famosa frase.
Arriviamo a Pier 39 dopo aver visitato Alcatraz, la giornata è veramente calda. Dopo aver mangiato, riusciamo anche a trovare un Illy Caffè, quasi con lo stesso sapore e profumo di quello italiano.
Però San Fransisco, è anche cable car, cioè il mitico tram che sale e scende per le impervie strade della città.
E' bellissimo stare attaccati fuori e respirare l'aria salmastra che proviene dal porto. E a un certo punto, il bigliettaio inizia a cantare. Siamo quasi arrivati alla nostra fermata, che è poi quella più gettonata, cioè quella di Lombard Street.

Qui siamo nella parte finale della strada, dove otto curve sono una vicinissima all'altra e la rendono ancora più spettacolare.
Da notare che essendo la strada più tortuosa del mondo, il limite di velocità è di appena 8 km orari.
scendendo a piedi, pensavo a quello che passano coloro che abitano li, lungo il pendio. C'è sempre un caos incredibile e entrare nei loro parcheggi privati è sempre problematico.
Oggi è l'ultima sera a San Francisco. Domani inizia una parte diversa di questo viaggio, sicuramente più avventurosa e stancante. La nostra auto ci attende. Ci attendono anche molte miglia da percorrere, ma il bello di un viaggio è la voglia di vedere e scoprire cose, che probabilmente solo in un  angolo di un cassetto tenevamo nascoste. E ora questo cassetto si sta per aprire.






venerdì 16 ottobre 2015

La solitudine di Alcatraz - San Francisco

Quando ti avvicini con l'imbarcazione, capisci che la terraferma  era veramente vicina per chi, dall'isola, agognava di arrivarci per mezzo di una evasione.
L'importante è prenotare tre mesi prima, perchè posti liberi per visitare la mitica prigione, non ce ne sono. Noi siamo andati al primo turno del 16 Agosto. Alle 8,45 è salpata dal molo e alle 09 eravamo sull'isola.
Giornata caldissima già al mattino e un volontario che ci spiega, logicamente in divisa ufficiale, cosa è stata Alcatraz e cosa ha rappresentato fino alla chiusura avvenuta nel lontano  1963.
Dopo una breve camminata, in salita, raggiungiamo il punto esatto dove entrare e prendere le nostre audioguide, fondamentali a dir poco, perchè è proprio grazie alla narrazione che posso dire che questa visita guidata è stata la più interessante in assoluto del viaggio.
Vedere l'interno fa un certo effetto, sentire in sottofondo le voci dei condannati, rende tutto più reale. Le celle sono rimaste come erano, l'essenzialità è la cosa che balza subito agli occhi. E allora capisci in maniera assoluta, che la libertà non ha prezzo.
 E questo è il luogo che ricordo di aver visto in svariati film, il famoso cortile dove i carcerati passavano la loro ora d'aria. Ed è proprio lui. Mi fermo e scruto in lontananza la baia di San Francisco. E allora cerco di capire cosa poteva passare in testa a gli ospiti del carcere, dato che la terraferma era proprio davanti a loro, a poche miglia.
 
Per la maggior parte di loro, la fuga era l'unica cosa che avevano in mente. E niente e nessuno potevano dissuaderli dal tentativo. Solo tre riuscirono ad evadere dal carcere, ma probabilmente morirono nelle gelide acque dell'Atlantico. Altri morirono durante i tentativi di fuga, insieme anche alle guardie penitenziarie. 
La visita dura circa due ore e termina nella sala mensa, la piu pericolosa in assoluto, quella dove il contatto fisico  era il più pericoloso. Ma prima si passa per il parlatoio e per la stanza dei direttori. Stanza che fu definitivamente chiusa nel 1963.


venerdì 9 ottobre 2015

San Francisco e la magia del Golden Gate Bridge

E, quando dopo tanta fatica riesci a salire sul ponte e percorrerlo in bicicletta, quando il vento ti sposta da una parte, quando vedi il sole tramontare, solo in quel momento riesci a gustare la bellezza e la magnificenza del luogo. Partire con le biciclette, attraversare il parco che si estende lungo il percorso per arrivare in cima, è veramente bello e molto faticoso, per chi come noi non è avvezzo alla pedalata, tranne Mirco. Il sole è ancora alto quando iniziamo la nostra pedalata che ci condurrà in cima.
Ma siamo ancora un pò distanti dalla cima. La temperatura inizia a cambiare, è come se il vento che troveremo sul ponte, ci vuole dare un assaggio della sua forza. Mirco è l'apripista, quello che sa dosare meglio le forze. In lontananza vediamo Alcatraz.
Sarà la meta del giorno successivo. E saranno due situazioni una piu bella dell'altra. Ormai siamo quasi in cima e quando arriviamo il tramonto ci vuole regalare colori che faccio fatica a dimenticare.
Siamo arrivati, percorrere i due chilometri in bicicletta e fermarsi ogni tanto ad ammirare il panorama, è cosa non per tutti. Molti attraversano il ponte a piedi, ma secondo me noi abbiamo fatto la scelta migliore.
Lo percorriamo in tutta la sua lunghezza, andata e ritorno. Il vento sopra rischia di farti cadere svariate volte. Le macchine corrono veloci e in alcuni punti, piu riparati, si notano gruppetti di persone che si riposano o semplicemente ammirano quello che c'è intorno.
La via del ritorno ci porta in avvicinamento ai punti panoramici, quelli dove la foto è d'obbligo.
Vedere il ponte in tutte le sue angolazioni ci porta a dire una cosa " Ma una foto tutti insieme?" Soprattutto dopo la fatica con le due ruote.
Accidenti ma qui manca qualcuno
E dopo le foto, inizia il nostro percorso di rientro verso la base per la riconsegna delle biciclette, in zona Pier 39.
Non prima di voltarci svariate volte per cercare di cogliere un momento particolare di questa avventura, un'immagine che possa rendere ancora più speciale questa giornata.

Questa è l'immagine, insieme ad un'altra, che rimangono impresse nella mia mente.
Grazie San Francisco, di averci regalato una giornata unica, sia dal punto di vista meteo, che da quello della bellezza.