venerdì 4 agosto 2017

Faro di Punta Palascia o Capo d'Otranto -



 Il nostro fine settimana lungo nel Salento, sfruttando il ponte del 29 Giugno, volge al termine.
Ma prima di rientrare a Bari, passando per Lecce, stupenda città, facciamo una piccola deviazione per andare  a vedere uno dei cinque fari del Mediterraneo, tutelati dalla commissione europea.
All'inizio non riusciamo a trovare il punto di ingresso, ma poi parcheggiamo l'auto e ci incamminiamo.                                                            
                                                      
La strada è in discesa e un pò sdrucciorevole. Ma ecco che si vede davanti a noi il faro. Si trova nel punto piu orientale della nostra penisola. Qui c'è il punto di separazione tra il Mar ionio e il Mar Adriatico. Le reti cellulari italiane  smettono di funzionare e  arriva direttamente il segnale dalla Grecia.
Mi avventuro fino ai piedi del Faro.
Ci sono solo io, il resto del gruppo è rimasto in alto ad aspettarmi.
 E' veramente una strana sensazione di piacere e pace. Solo il rumore del vento e del mare increspato.
Vedo che all'interno del faro c'è anche un bar, che la talvolta diventa anche ristorante. Mangiare sulla terrazza del faro con quel panorama deve essere fantastico.
Bisogna anche dire che  qui esiste  un Museo Multimediale che consente ai visitatori di sapere quali specie  di flora e  fauna è possibile incontrare.
Da tutto questo si capisce che questo è un luogo per chi ama il trekking e la fotografia. Infatti ci sono scorci stupendi che possono e devono essere immortalati. Da non dimenticare che questo è il punto di ingresso della "Grotta dei Cervi", testimonianza del neolitico, in cui sono custoditi circa 200 metri di pittogrammi.
Punta Palascia appartiene al parco Costa Otranto - Santa maria di Leuca e Bosco di tricase e sarà a breve inserito nel costituendo Parco Marino.
Il primo raggio di sole, ogni giorno, ogni anno, è solo qui.



martedì 18 luglio 2017

Ristorante "Due Nove Otto Vermouth Bistrot" - Viale Castellammare 298b - 00054 Fregene -

Bel pomeriggio di Luglio, precisamente è un sabato. Decidiamo di andare in spiaggia a Maccarese, prendiamo solo lettini. La giornata è ventilata. Una doccia veloce e poi a cena fuori da queste parti. Mi metto alla ricerca dei vari locali in zona, incrocio i commenti dei vari siti specializzati e alla fine la scelta cade su Due Nove Otto.
Arriviamo e parcheggiamo con estrema facilità, nonostante sia sabato sera. Avevamo fatto due prenotazioni distinte, ma nessun problema ad unire due tavoli per noi sei. Nell'attesa del ritardatario, il titolare, oltre a spiegarci alcuni piatti, ci spiega il motivo della presenza del vermouth nel loro menù. Ed avendo adocchiato un dolce proprio a base di questo vino aperitivo, decidiamo di farci mettere da parte le ultime tre porzioni. Scelta eccellente. Comunque nell'attesa ci prendiamo un bel punt e mes. Che non fatica ad entrare nei nostri ricordi di pubblicità un pò datate, un punto di amaro e mezzo di dolce.
 Nel frattempo tutte e sei le sedute sono occupate, per cui iniziamo ad ordinare. Il menù è veramente
stuzzicante, speriamo lo siano anche i sapori. Io opto per una tapas, tanto per preparare il viaggio estivo in Spagna, al baccalà mantecato e una empanadas di pesce. Per ciò che concerne il vino, la scelta è caduta su un classico sardo, cioè un bel Piero Mancini.Alla fine abbiamo contato due bottiglie sul nostro tavolo. Il baccalà mantecato è un'autentica sorpresa, ma come la crocchetta, assaggiata dal piatto di Alfio. Sapore al top. L'antipasto del giorno a base di insalatina di seppie, è stato gradito da tutti. Come primo ho preso un tagliolino seppie, menta e pecorino. Io non sono un amante della menta, ma ho voluto rischiare. E ne sono stato ripagato alla grande.  Strepitoso a dir poco. Porzioni generose, ma soprattutto qualità elevata. Anche tutti gli altri piatti sono stati graditi molto.
Il dolce, fortunatamente, lo avevamo assicurato, così tra le chiacchiere e il bel fresco che proveniva dalla pineta, la serata è volata via alla grande.Per dolce, si intende una Bavarese al Vermouth, promossa a pieni voti anche questa delizia. Però  non possiamo andare via senza non   aver assaggiato il Vermouth del Professore. Cavolo quanto è buono. Lo è talmente tanto, che alla fine ne comprerò una bottiglia. Mi ha entusiasmato il suo sapore speziato, ma anche la sua presentazione.
Abbiamo cenato all'esterno, ma gli spazi interni sono innovativi e curati.
Complimenti ad Alessandro e Matteo, perchè la passione ha dato i suoi frutti. 

mercoledì 28 giugno 2017

Chiesa Rupestre "San Pietro Barisano" - 75100 Matera

Detta in origine San Pietro de Veteribus, è la più grande chiesa rupestre di Matera.
Il primo impianto rupestre è collocabile tra il XII° e il XIII° secolo, ma del primo impianto rimangono solo la parte terminale della cappella e gli affreschi dell'Annunciazione e di S. Caterina d'Alessandria.
Con un intervento di ristrutturazione del  XVIII° secolo, vengono poste le basi per dar forma alla chiesa attuale. , con la costruzione della facciata, del campanile e degli ambienti sotterranei che servivano alla "scolatura" dei cadaveri. Questa particolare pratica, che consisteva nel mettere i resti umani dentro delle nicchie  fino alla decomposizione, era riservata ai sacerdoti o a coloro che aspirava a diventare tali.
Nel XX° secolo, a causa dell'umidità ormai eccessiva, affreschi e fonte battesimale, furono trasferiti nella vicina chiesa di Sant'Agostino.
Purtroppo l'abbandono della città di Matera da parte dei suoi abitanti, portò al furto di un notevole numero di opere d'arte.
Ora una piccola descrizione di questa chiesa:
entrando a destra troviamo l'altare di San Giuseppe, l'altare della Madonna della Consolazione e quello del Santissimo Sacramento, con il prezioso pavimento in maiolica.
Nella navata centrale, si trova l'altare maggiore, datato 1771, ed è visibile la cornice della pala d'altare trafugata nel 1977.
Nella navata sinistra, troviamo l'altare del Santissimo Crocifisso, oggi collocato sull'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino. Ai lati le statue in tufo della Madonna delle Grazie e di San Michele Arcangelo nella parte superiore La Trinità. Fino al 1970, si era posta sotto l'altare una statua lignea di Gesù morto, ma appunto successivamente è stata trafugata. Poi troviamo l'altare di S.Maria Maddalena con statua di San Antonio da Padova.Proprio vicino all'ingresso della chiesa a sinistra, troviamo la fossa utilizzata per la fusione delle campane.
Il Santa Sanctorum, era il luogo ove venivano conservate le suppellettili religiose, i paramenti e le reliquie dei santi.
Nel periodo dal 1° Aprile al 30 Novembre, è possibile visitare la chiesa dall 10 alle 19, mentre nel restante periodo invernale dalle 10 alle 14. 


giovedì 11 maggio 2017

Ristorante "Plinius" - Via della Riviera 36 - 65123 Pescara

E' una stupenda giornata di primavera, la spiaggia di Pescara ci accoglie per una lunga passeggiata di
circa 10 chilometri. L'aria salmastra, il leggero venticello e il sole caldo, fanno da cornice ad un quadro che deve ancora esprimere i suoi sapori ed odori migliori.
E' il 24 Aprile, la sera ci sarà anche lo stadio con Pescara-Roma, ma lo spettacolo vero ci sarà all'ora di pranzo nella cornice balneare del Plinius.
Dopo la stupenda passeggiata, una doccia ci rimette in sesto. Arriviamo in orario al nostro appuntamento con il pranzo. Il nostro tavolo è quasi sulla sabbia, la vista mare è rilassante e, allo stesso tempo, fa si che lo iodio ci aiuti a  a scegliere il meglio tra le varie portate. E in tutto questo Federica ha trovato la  posizione migliore in cui farci accomodare o coccolare.
Ma che significa scegliere il meglio se alla fine si tratta di provare una cosa più buona e genuina dell'altra. Perchè  qui si cucinano solo prodotti di qualità.
Intanto iniziamo con il vino. A quello devo pensare io, perchè sono l'unico amante del genere nel gruppo. Non voglio la carta e mi affido al consiglio del gentile collaboratore di sala ( di spiaggia). Mi propone un pecorino fresco e gradevolmente fruttato. Nell'attesa degli antipasti ci sgranocchiamo un pò di pane. Ma ecco arrivare la mia insalata di mare. Buona e condita con maestria. Con il vino è quasi un matrimonio perfetto. E si, perchè il matrimonio perfetto arriverà più tardi.
Nel frattempo mi godo questa bontà, insieme ad un cartoccio di alici fritte. Peccato era l'ultimo disponibile. Lo abbiamo diviso in sei. Toccherà ritornare per prendere il restante cartoccio che al momento ha mangiato qualcun altro.
Non tocca attendere molto per vedere arrivare un piatto di frittura che è da goduria assoluta solo a  vederlo. Una frittura di paranza, o pescato del giorno, bianca e profumata. Aggiungo solo un pò di limone , ma veramente poco, perchè il sapore di quella frittura non deve terminare in breve tempo. Qui ho partecipato ad un evento lirico che pochi, nella giornata odierna, a pranzo, hanno avuto l'opportunità di poter ascoltare, cioè l'inno alla frittura. Una delicatezza ed un gusto che non ha eguali.Con il vino l'accoppiamento è assicurato.
 Ed ecco arrivare i dolci.
 Qui la mano di Massimo è eloquente.
Talvolta basta quel piccolo tocco di fantasia, per far si che un ottimo dolce, diventi superlativo.  Tocchiamo le papille gustative in maniera dolce e saporita, ma con tatto.
 Un semifreddo salato alle nocciole con sciroppo di
 acero.
E' l'esatto peso tra il dolce e il salato che rende questo dolce una prelibatezza unica.
 La crema chantilly con frutti di bosco è un altro di quei dolci che difficilmente puoi dimenticare.
Ma di questa giornata è impossibile dimenticare qualcosa. Dalla location, alla compagnia e a chi ha avuto la bravura di farci vivere questa bella giornata.
 E si, perché poi la sera abbiamo chiuso con una pizza, ottima e non pesante, anzi di facile digeribilità.
Plinius, torniamo presto. Mica vi vorrete liberare di noi????


mercoledì 19 aprile 2017

"Il Convento dei Cappuccini" - Via Vittorio Veneto 27 - 00187 Roma

E' un sabato mattina e decidiamo di andare a visitare questo luogo sacro. Per certi versi a qualcuno potrebbe risultare un pò inquietante, per ciò che concerne la cripta, ma in realtà non lo è.
E' un sabato di Rugby internazionale, il sei nazioni, in zona Piazza Barberini, ci sono molto tifosi colorati di verde. L'irlanda è l'avversaria dell'Italia. E qualcuno di loro ne approfitta per visitare il Convento.
La guida è una ragazza che riesce subito a coinvolgere l'interesse del nostro gruppo. Appuntamento ore 10, ma come al solito c'è sempre qualche ritardatario. La prima cosa che vediamo, è il Museo. Scopo è quello di  mettere in luce la spiritualità e un sobrio e semplice stile di vita di Questo ordine religioso.  Le sale mettono soprattutto in luce la conservazione del patrimonio storico artistico dei Cappuccini di Roma e del Lazio. E' composto da otto sale, le quali rappresentano particolarmente la vita di coloro che, divenuti religiosi, si ispirano alle testimonianze dei santi cappuccini, come San Giuseppe da Leonessa, San Crispino da Viterbo e San Pio da Pietrelcina.
Il convento fu terminato nel 1631, grazie all'impegno della famiglia Barberini. Tra le opere più importanti da vedere c'è sicuramente il "San Francesco in meditazione", opera del Caravaggio.
Viene dato anche risalto all'attività spirituale e missionaria dell'ordine nel ventesimo secolo.
Ora si passa alla Cripta, la quale viene realizzata nella seconda metà del XVIII secolo. Nel 1631 i
Cappuccini lasciarono la loro dimora vicino a Fontana di Trevi, per stabilirsi in questa, così , come scrive Padre Michele da Bergamo, furono trasportati i resti di San Felice da Cantalice e di altri frati e santi.
La geniale composizione delle ossa,  è la rappresentazione evidente del senso cristiano della vita e  conseguentemente della resurrezione.
Attualmente sono ospitati i resti mortali di circa 3700 defunti, ma colui che ha eseguito le decorazioni ossee dell cripta, non ha ancora un nome. Anche se qualcuno ha indicato nel noto pittore cappuccino Norberto Baumgartner da Vienna, colui che ha avuto l'idea.
La Chiesa ha visto la celebrazione della prima messa nel mese di ottobre dal 1630 e fu officiata
da Papa Urbano VIII. Ha una sola navata con cappelle laterali rialzate e chiuse da cancellate di legno.
Unica cosa estranea alla linea dei Cappuccini è l'altare centrale in marmo in cui si vede lo stemma di Urbano VIII.
All'interno della chiesa ci sono molte opere importanti, tra cui San Michele Arcangelo di Guido Reni, Pietà di Andrea Camassei  e Natività di Giovanni Lanfranco. Queste sono solo alcune delle opere presenti. Qui troviamo le spoglie di San Felice di Cantalice  e di Padre Mariano da Torino, di cui è in atto la beatificazione. Le tombe più significative sono quelle di Antonio Barberini e del Principe Alessandro Sobieski.
L'ingrresso è dalle 09 alle 19, tutti i giorni. Attualmente il biglietto di ingresso è di Euro 8,50, ridotto 5. Guida esclusa.

martedì 14 marzo 2017

Enopolium Bistrot - Circ.ne Trionfale 94 - 00196 Roma



 Metti una sera a cena e metti che casualmente è l'otto marzo. E' un mercoledì. Per non incorrere in una location troppo affollata, decidiamo di prenotare per le 20. Parcheggio l'auto vicino al Mercato dei Fiori, per chi è della zona il luogo è ben conosciuto e si trova proprio alle spalle del locale. Siamo i primi ad arrivare, poi arriveranno un'altra coppia e due ragazze. Il titolare è veramente gentile e ci mette a nostro agio. Capisce che è la prima volta che veniamo nel suo locale, per cui ci spiega un pò come funziona, o meglio quali sono le scelte di gusto e giuste per avere un'eccellente serata. Gli spiedini sono il "must", lo stecco è la sublimazione del "must". E si, perchè racchiude tutto quello che potresti trovare nei singoli "stecchi". Ce ne sono un paio che non mi attirano per niente, infatti hanno carciofi e falafel, cioè frittura con ceci sminuzzati. Il resto degli stecchi è sinfonia per il palato. Tra pesce, direi il salmone cotto in maniera stupenda  e polpettine di  gorgonzola, non saprei cosa preferire. I funghi non sono da meno. Il mini hambuger cattura la nostra attenzione, è simpatico, sfizioso e molto buono. E poi le salsine che accompagnano la degustazione sono azzeccate e su tutte svetta  quella con miele e peperoncino. Un pinot grigio accompagna la nostra cena. E alla fine la bottiglia è vuota.
                                                                                                                             
Si sa , l'appetito vien mangiando e allora leggiamo sulla lavagna i primi disponibili, però ce ne è uno che intriga più degli altri. Sto parlando  degli spaghetti aglio e olio su gambero crudo. Eccezionali a dir poco. Il calore della pasta sui gamberi, fa si che pian piano il loro sapore si amalgami con gli spaghetti. E dato che non abbiamo un buon rapporto con l'aglio li abbiamo chiesti senza. Buonissimi lo stesso, anche se ammetto che con l'aglio sarebbero stati più saporiti.

Ci viziamo fino alla fine e ci viene consigliata la cheesecake. Avevo letto qualcosa di non molto postitivo relativamente ai dolci, ma noi siamo temerari e corriamo il rischio. Mai rischio è stato più azzeccato, una cheesecake ai livelli di Massimo, che per noi è il top. A parte vengono servite salsine  di frutti di bosco, miele, cioccolato fondente e crema al caffè. E due mele fritte che ti fanno venire in mente antichi ricordi.
La cena si chiude con i nostri personali complimenti a uno dei titolari, perchè sono stati veramente bravi, non solo nel cucinare, ma anche nell'attenzione rivolta a noi, con discrezione, per farci sentire a nostra agio.