giovedì 26 aprile 2018

Trattoria "Pesci Fritti" - Via di Grotta Pinta 8 - 00186 Roma -

Una stupenda giornata primaverile tendente all'estate. Roma sa regalarti squarci e luoghi inaspettati.
I suoi angoli sono unici, ti fanno rimanere a bocca aperta. E dopo una mattinata all'hamman, una piacevole camminata è d'obbligo.
E' quasi ora di pranzo, ho un ristorante segnalato. Maps è in modalità fame, per cui azzecca subito la direzione.
Ma si sa, le sorprese sono sempre dietro l'angolo. E stavolta la sorpresa è positiva.
Vediamo un cartelle con su scritto "Pesci Fritti".
Il caso vuole che quel giorno avevo voglia di pesce fritto, nello specifico filetto di baccalà.
Il cartello indica la possibilità di menù a buffet. Decidiamo di entrare.
Sembra un tipico ristorantino greco e sta cosa mi piace da morire.
Scegliamo il tavolo e ci accomodiamo. Ci viene chiesto se volevamo scegliere a buffet o alla carta, alla fine optiamo per la seconda scelta. Le proposte sono veramente interessanti. Ma io voglio solo fritto e nell'attesa arriva un bel cestino con pani particolari e un calice di vino bianco, un gewurztraminer, aperto proprio per l'occasione.
L'ambiente è veramente piacevole e rilassante. Dopo un po' arrivano i nostri piatti, cioè una gran frittura di moscardini, calamari, gamberi e pescato del giorno e un cartoccetto di frittini, pesce e vegetali. Il colore chiaro dei prodotti dimostra l'ottima qualità della frittura, non solo a livello visivo.
Piatti veramente abbondanti, ma quel giorno avrei  mangiato molto di più, perché la frittura era da oscar.
Ho visto passare anche altre pietanze  veramente interessanti, tra cui un  piatto di spaghetti alle vongole che si mangiava con gli occhi. E infatti questo piatto, è uno dei più gettonati nei commenti positivi che si leggono su internet.
Un bel caffè chiude questo delizioso incontro culinario, che è tale anche per la simpatia di colui che ci ha servito.
E per chiudere degnamente la giornata, scopriamo un posto di Roma assolutamente sconosciuto a tanti, cioè il Passetto del Biscione, che collega Via di Grotta Pinta, dove si trova il locale, con Piazza del Biscione,  a pochi passi da Campo de Fiori.

venerdì 23 marzo 2018

Museo Cappella Sansevero - Via F. De Sanctis 19/21 - 80134 - Napoli

Senza alcun dubbio, uno dei più bei luoghi che abbia mai visitato. E fino a non molto tempo fa, non ne ero a conoscenza.
Negli ultimi tempi, per gite di piacere, è la terza volta che vengo a visitare Napoli. E finalmente, la terza, è la volta buona per visitare il Cristo Velato.
Napoli ci ha accolto con la pioggia, che è durata quasi tutta la giornata. Arriviamo in Via De Sanctis 19, fortunatamente non c'è fila. Acquistiamo il nostro biglietto di ingresso e ci dirigiamo verso l'ingresso, dove prendiamo l'audio guida. Devo dire molto utile, la quale ha spiegato molto bene tutto ciò che si trova all'interno del Museo, con particolare cura nei confronti del CristoVelato.                                                                                                                                                                                                           
Ma andiamo con ordine.
Questo gioiello dell'arte barocca, coniuga bellezza e mistero, creando un'atmosfera unica.
Fu fondato alla fine del Cinquecento da Giovan Francesco di Sangro, ma soltanto fra il 1740 e il 1770 vide la luce l'affascinante progetto , grazie a Raimondo di Sangro, settimo principe di San Severo.
Il principe volle realizzare un mausoleo nobiliare, in cui risultasse evidente la sua personalità di mecenate, letterato, editore e Gran Maestro della Massonerai del regno di Napoli.
Nel 1749 vide la luce la prima opera voluta dal principe, cioè la Gloria del Paradiso, la quale si trova sulla volta. I colori di questa decorazione furono inventati proprio dall stesso Raimondo di Sangro.
Ttra le altre opere in visione, troviamo la Pudicizia e il Disinganno, , la prima ad opera di Antonio Corradini, la seconda di Francesco Queirolo.  Le Macchine Anatomiche di Giuseppe Salerno, donano alla Cappella Sansevero quella dose di enigma, che rendono la struttura uno dei più monumenti che l'ingegno umano abbia mai concepito.
Considerazioni a parte merita l'opera di richiamo per la maggior parte dei turisti, cioè il Cristo Velato.
E' un'opera talmente bella, che il Canova scrisse, che pur di appropriarsi del Cristo, avrebbe rinunciato volentieri a dieci anni della sua vita.
E' grazie a Giuseppe Sanmartino che l'opera vide la luce, ma probabilmente, è grazie ai poteri esoterici del Principe Raimondo di Sangro, che il velo, pur essendo di marmo, sembra quasi vero, soffice e delicato. Infatti un liquido di sua invenzione aveva la capacità di solidificare tessuti e anche organi del corpo.
Il museo è visitabile tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 09 alle 19.

venerdì 16 febbraio 2018

"Totò Genio" - Museo di Roma in Trastevere - Piazza S. Egidio, 1/b - 00153 Roma

E' un bel pomeriggio romano, il sole scalda la città. Dopo aver scoperto Don a Trastevere e preso un caffè al bar San Callisto, ci dirigiamo nel luogo , che fin dal primo momento, era il nostro appuntamento da non perdere, anche perché tra una settimana non ci sarebbe più stato.
Parlo della mostra dedicata al grande Totò. Si trova al Museo di Roma, in Trastevere.
Se sei nato a Roma e possiedi, tra le altre cose, un abbonamento metrebus, il biglietto costa 7 euro e 50 centesimi.
A cinquanta anni dalla sua comparsa, viene reso omaggio a uno dei più grandi artisti del panorama mondiale.
C'è molto di personale in questa mostra. Forse è meglio dire c'è molto di privato. La sua vita di attore e non solo. Il suo matrimonio, la sua nuova vita e la morte da concubino.
I suoi rapporti con gli artisti dell'epoca. Le toccanti parole di Pasolini e Peppino de Filippo.
La cecità che lo ha colpito proprio mentre recitava sul palco e in quel
preciso istante era presente, solo a causa di una sostituzione per infortunio, l'amore della sua vita, cioè Franca Faldini, che rimase con lui, fino alla sua morte datata 1962. Furono quindici anni intensi, dove Totò faticò non poco prima di riuscire ad avere la totale fiducia di lei. Purtroppo persero anche Massenzio, il figlio perì durante il parto. E lei stessa, rischiò la sua vita.
Nei suoi trenta anni di cinema, ha interpretato ben 97 film e quasi tutti da protagonista.
Per ciò che concerne il teatro, sono presenti i suoi più importanti abiti di scena.
Durante il percorso della mostra, ci sono vari video che narrano le gesta artistiche più importanti del Principe Antonio de Curtis. La poesia "'A livella", mostra anche l'arte nel saper scrivere poesie.
Nella sua vita, il titolo nobiliare fu cosa molto importante. Nel 1933 iniziò a rivendicare la sua appartenenza ad un ramo dei de Curtis,
precisamente dei Ferrazzano. La causa di riconoscimento durò fino al 1951, anno della sua vittoria. E proprio in ragion di questa vittoria, fece erigere la cappella gentilizia, ove tutt'ora riposa.
Queste sono solo alcune delle cose che si possono trovare nel percorso della mostra. Una mostra che vi impegnerà per circa 90 minuti. Con le sue foto, i suoi audio, i disegni e le pubblicità da lui interpretate.
Oltre alle varie notizie sulla sua vita di tutti i giorni.

giovedì 28 dicembre 2017

Ristorante "Borsari 36 " - Corso Porta Borsari 36 - 37121 - Verona

E' l'otto dicembre. Il freccia rossa ci ha lasciato da poco in stazione. Il tempo di posare i bagagli ed eccoci pronti a trovare il nostro luogo per il pranzo. Verona è una città elegante, l'albero di Natale è molto bello. Le luminarie arredano con gusto il salotto della città. Ora ci troviamo nel centro della città scaligera, Via Borsari. Il civico è il 36. Siamo un pò titubanti se entrare, perchè non sembra l'ingresso di un ristorante. Sarà invece l'ingresso di un luogo che ci lascerà a bocca aperta. Probabilmente non siamo vestiti nella maniera migliore per tale location, ma siamo turisti arrivati da Roma, senza avere nessuna idea del luogo.
Si entra al civico e ci si trova in un  cortile, che immagino nel periodo estivo sia sfruttato in maniera differente. Da una parte l'ingresso dell'hotel Victoria , di fronte il ristorante.
Entriamo e capiamo subito di essere entrati in un luogo che non ci deluderà. Lasciamo i nostri giacconi al personale preposto e ci accomodiamo al nostro tavolo.
Una musica di sottofondo accompagna l'ambiente ovattato della sala.
La cucina è a vista e la cosa mi piace molto. Mi piace vedere con che maestria e serietà preparano e impiattano le pietanze.
Ordiniamo da bere, un'acqua mossa e una ferma. Ordiniamo anche le nostre portate, ma prima di esse arrivano una serie di finger antipastini molto graditi, accompagnati da una bevanda alla caprese.
Anche la zuppa di zucca era veramente buona.
L'ambiente aiuta la conversazione. Però io rimango a guardare con occhi incantati quella cucina a vista.
E vedo come viene creato il mio uovo di Paolo Parisi all'amatriciana. E' quasi un peccato romperlo. Ma il gusto è veramente superiore. Mai avevo provato un piatto del genere.  Il pane nel rosso dell'uovo
accompagnato con il guanciale croccante è qualcosa di unico. Qui si mangia anche con gli occhi.
Le porzioni sono giuste.
Come gli gnocchi di baccalà, peperoni e olive nere.
Sarà che io adoro il baccalà e questo piatto li esalta nella loro interezza. I sapori si sposano nella maniera migliore.
Ci siamo dilungati perchè siamo stai veramente bene. Siamo rimasti solo noi e vedere con che cura viene pulita la cucina e si iniziano a predisporre i prodotti per la cena, da il segnale di quanto ci si trovi in un luogo top. Da stella Michelin? Questo non lo so, non sono in grado di poter fare questa valutazione. Ma forse la cosa più importante è che il cliente esce soddisfatto e con il sorriso. E noi ci usciamo.
Per ultimo ci viene servito un dolce. E il conto, in linea e giusto con quello che abbiamo mangiato e con il servizio offerto, ci viene presentato dentro una pentola mini.

 

mercoledì 20 dicembre 2017

Napoli sotterranea - Piazza San Gaetano 68 - 80138 Napoli


C'è un modo diverso di conoscere e guardare la città partenopea. Ed è quello di vederla nelle sue fondamenta. Vederla a 40 metri di profondità, andando indietro nel tempo e arrivare fino ai giorni nostri.
I primi scavi risalgono a circa 5000 anni fa. In data successiva furono i greci a entrare prepotentemente nella storia sotterranea, portando via molto tufo per la costruzione dei templi.  E facendo questo ebbero modo di costruire molti ambienti, che utilizzarono come ipogei funerari. Il primo in assoluto fu trovato sotto la chiesa di Santa Maria del Pianto.
Il loro intento, poi portato a termine, era quello di costruire, con tutto il materiale tufaceo prelevato, la
città di Neapolis.
Gli scavi proseguirono con i romani, che unirono i vari ambienti con delle gallerie dando luogo ad un importante acquedotto.
Intanto la superficie della città e il numero degli abitanti cresceva e allora quell'acquedotto non bastava più. Cosi grazie ad un facoltoso personaggio, detto il Carmignano, si poté costruire un nuovo acquedotto.
L'epidemia di colera del 1884, che causò migliaia di morti, fu la causa della chiusura dell'impianto nell'anno successivo, in quanto la permeabilità del tufo, fece infettare anche le acque del sottosuolo.
Da allora furono interrotti tutti gli scavi e scemò anche l'importanza di questa opera fluviale.
Ma con la seconda guerra mondiale, venne riscoperta l'importanza di questa città sotterranea, infatti gli ambienti fungevano da valido scudo contro i bombardamenti. E rivestì una grande importanza anche durante le quattro giornate di Napoli.
Purtroppo molti luoghi non possono essere visitati in quanto ormai coperti totalmente da detriti.
La visita dura circa 90 minuti ed è accessibile da tutti. C'è solo un tratto che viene definito "facoltativo", per chi soffre di claustrofobia, in quanto si cammina, con una candela in mano, in cunicoli stretti e talvolta bassi.
Durante la visita, è possibile vedere  gli orti ipogei,  dove vengono coltivati, in particolari condizione climatiche, piantine di basilico. Crescono solamente grazie all'alto tasso di umidità.


martedì 7 novembre 2017

Basilica di San Miniato al monte - Via delle Porte Sante 34 - 50125 Firenze

E' complicato non rimanere a bocca aperta. Tanta bellezza e tanta arte solo in Italia la puoi ammirare. Firenze è una città stupenda. Ben tenuta. Ogni angolo racconta qualcosa di diverso, racconta la storia e la sua architettura.
Talvolta non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo. Roma è unica, come Firenze. Ma solo quando le vedi con gli occhi del turista riesci veramente a capire quello che hai sempre sotto gli occhi, ma non riesci mai a apprezzare.
Una di queste bellezze, è sicuramente la Basilica di san Miniato, che si trova in uno dei luoghi più alti del capoluogo toscano. E rappresenta uno dei migliori esempi dell'architettura romanico fiorentina e la sua stupenda facciata ne è un esempio. Costruito tra XI e XIII secolo, l'esterno della Chiesa di San Miniato è decorato con marmi verdi e bianchi che formano disegni geometrici.
La vista che si gode dall'esterno della Basilica è mozzafiato. Tutta Firenze si vede da qui.
La Chiesa prende il nome dal santo che secoli fa fu  il primo martire di Firenze, e viene descritto come un principe armeno o come un mercante greco che era in pellegrinaggio a Roma.
 All’interno della chiesa si trova uno stupendo pavimento in marmo, con la raffigurazione dello zodiaco e una cripta sottostante, dove si ammirano curiosi capitelli romanici.
Qui si vede che prevale l'ispirazione classica, infatti a separare la navata centrale da quelle minori ci sono colonne con capitelli corinzi.
Le pareti laterali sono ricche di affreschi  Il pavimento della navata centrale è ad intarsio marmoreo con motivi geometrici e zoomorfi, fra cui la ruota dello zodiaco (1207) anche questo simile a quello del coevo Battistero.
 Nel chiostro troviamo  un contributo del pittore Paolo Uccello i resti degli affreschi delle Scene della vita dei Santi Padri (1440 ca.), dipinti nella loggia superiore
Durante i giorni feriali è sempre possibile visitare la basilica poichè le messa sono celebrate nella cripta (durante le celebrazioni si deve comunque rispettare il silenzio) invece nei giorni festivi le visite sono interdette dalle 10.00 alle 12.30 poichè le messe sono celebrate nel corpo centrale della basilica.
Il cimitero monumentale, davanti e dietro la chiesa, ospita le tombe di molti personaggi illustri, tra cui Carlo Lorenzini (Collodi), l'autore di Pinocchio e quella del regista teatrale Franco Zeffirelli.