venerdì 25 settembre 2020

Agriturismo Colle Tocci - Contrada Castagnola - 00028 Subiaco (Roma)


Bel venerdì di fine estate. Ci ritroviamo a festeggiare più compleanni e la fine della clausura. Direzione Laghetto di San Benedetto, vicino Subiaco. Della serie "quanto è utile il web". Infatti è proprio grazie al passaparola via web, che questo luogo è diventato turisticamente talmente tanto rilevante, che si è deciso di far pagare un biglietto di ingresso di un euro e cinquanta centesimi. Certo non è proprio come i Caraibi, diciamo che l'accostamento è un pò azzardato. Ma comunque è bello e vale la visita. Siamo arrivati quasi all'ora di pranzo, per visitare il Sacro Speco conviene andare alla riapertura pomeridiana. Mi metto alla ricerca di qualche bel posticino dove mangiare e rilassarsi. Internet aiuta e cosi mi capita sotto gli occchi Colle Tocci. Leggo qualche rensione e al volo prenoto un tavolo per quattro.L'ultimo chilometro per arrivare al locale è di strada sterrata. E' un agriturismo immerso nel verde e con affaccio sulla valle. Il nostro tavolo è pronto. 
Mi piace al primo impatto questo posto. E dopo averci mangiato mi piacerà ancora di più. La titolare ci avvisa che fuori menù c'è il coniglio in padella. Non ho alcun dubbio sulla scelta di questo piatto. Prendiamo due antipasti della casa, con affettati  e formaggidel luogo , più un tris con trippa alla romana, fagioli cannellini conditi e pezzetti di pane bruscato con i pomodorini. Un bel rosso della casa allieta l'inizio del pranzo. Ma c'è un piatto che incuriosisce un pò tutti, cioè i ‘ndremmappi con baccalà,  cicoria, cannellini e pecorino tostato. Decidiamo di prenderne uno da dividere in quattro. Spettacolare a dir poco. Questo piatto vale da solo il viaggio per ritornare qui.
Perchè ci si torna qui. Ma torniamo alle prelibatezze del pranzo e continuiamo con il coniglio in padella. Qui, come da regolamento dello Chef, la scarpetta è d'obbligo. I piatti si prestano a tale scopo, ma, soprattutto, grazie alla bontà del cucinato. Buonissimo anche lo stinco di maiale. Carne morbida  e gusto delicato. E poi sei in un ambiente familiare e rilassante.Per finire un piatto di dolcetti fatti in casa, con marmellata anch'essa fatta da loro. Tutto molto ma molto buono.       
E poi sembra di essere un pò fuori dal mondo, dove la mente riposa e si è lontani dal nostro vivere  quotidiano, fatto di tempi stretti e corse continue.

          Complimenti ai titolari e alla loro capacità di condividere le cose buone.




 

venerdì 26 giugno 2020

Il Tamburello di Pulcinella- Via Pasquale Fiore 23 - 00165 Roma



Bella e calda serata romana. Il post lockdown riprende lentamente. Viene Fabio a Roma e decidiamo di andare a nmangiare qualcosa di nuovo e di piacevole. Come al solito mi metto alla ricerca di qualcosa che mi attrae.
Alla fine arriva il Tamburello. Leggo qualche recensione, cerco di capire meglio  cosa si mangia, alla fine prenoto. Arriviamo con qualche minuto di ritardo, fortunatamente riusciamo a parcheggiare in zona e la cosa è altamente positiva. Solo un altro tavolo è occupato, per le precauzione dovute al Covid19, tutti i tavoli sono all'aperto e con la dovuta distanza. I ragazzi ci fanno accomodare con la loro mascherina che non manca neanche un momento di accompagnarli.

Arrivano subito due bottiglie di acqua fresca, che ci fanno molto piacere. Il ragazzo ci chiede se gia sappiamo come funziona da loro e alla nostra risposta negativa, ci dice che possiamo ordinare quello che vogliamo, ma amaro e dolce sono offerti dalla casa. A questo punto ci rimane un grosso dubbio, ma sto Tamburello di Pulcinella, cosa è? Ci viene spiegato che loro sono della zona di Avellino e che questo piatto è una loro specialità. In pratica si tratta di un tegamino con zuppa o piatti della stagione, ricoperto con la pasta della pizza. Lievitata 24/48 ore.
Il menù ci porta a voler assaggiare un pò di tutto, per cui prendiamo tre tipi di antipasti diversi. Un misto di salumi e affettati con formaggi, confetture e zucchine alla scapece. Un gran fritto misto di verdure, alici e stuzzichini vari e per finire sua maestà il Tamburello di Pulcinella con i polipetti alla Luciana. Ragazzi che buono tutto, frittura leggera e gustosa. Ma il Tamburello é spaziale. E le quantità sono veramente generose.
Gia a questo punto si potrebbe mettere la parola stop alla cena, ma la gola e la curiosità fanno si che una pizza dell'Archbishop di Canterbury, faccia contento il mio palato. Ottima cottura e impasto veramente digeribile.  Insomma l'Arcivescovo era una buona forchetta. E poi è una via di mezzo tra l'impasto napoletano e quello della pizza romana, veramente un bel connubio.
Nel frattempo il locale si è riempito nei suoi posti a sedere e ogni tanto vengono i ragazzi a sincerarsi che la serata prosegue in maniera ottima.
Per finire una bella grappa barricata chiude questo splendido pasto.
E lo chiude con la consapevolezza che ce ne saranno altri.



mercoledì 26 febbraio 2020

Lo Scopettaro - Lungotevere Testaccio 7 - 00153 Roma

Stupenda giornata molto più che primaverile, nonostante febbraio sia il mese in corso. E' un sabato, dedicato al mattino alla visita guidata del Mitreo di Santa Prisca. L'Aventino, ancora sonnacchioso di sabato mattina, ci accoglie con gusto. Terminata la visita, il Parco degli Aranci mostra tutta la sua bellezza, con una vista imbarazzante per quanto è bella. Siamo arrivati quasi all'ora di pranzo, allora optiamo per uno dei ristoranti tipici di Roma, nel quartiere in cui ho passato parte della mia adolescenza.
Arriviamo un pò prima dell'apertura e prenotiamo. Prima di sederci facciamo un giro per il quartiere, vedere ancora le botteghe artigiane fa un certo effetto. Nello girovagare ci imbattiamo in un laboratorio di pasticceria che ci vedrà da loro subito dopo il pranzo dallo Scopettaro. Insomma il dolce lo degusteremo li.
Alle 12,30 precise arriviamo al ristorante. E facciamo molto bene, perchè verso le 13 il locale è pieno in ogni ordine di sedia, tavoli non più disponibili. Ci accomodiamo al piano inferiore. Essendo i primi scegliamo il tavolo da quattro che ci piaceva di più.
Prontamente arriva il cameriere che ci lascia i menù e la lista dei vini. L'ambiente è rilassante.
Passano pochi minuti e torna prendendo la comanda. La mia scelta cade su qualcosa di spettacolare, cioè il coccio di coratella, accompagnato da bruschetta croccante con fagioli, pecorino e pepe. Già sento il sapore. Il tutto accompagnato da un bel rosso toscano.
Arriva il coccio. Lo guardo con ammirazione. Ma, soprattutto, lo gusto, prima con gli occhi. Una coratella stupenda, a dir poco. Cotta veramente bene e insaporita al punto giusto. Dire che è stata preparata come la fa mia madre è tutto dire. La scarpetta con il pane casareccio è d'obbligo. La bruschetta una vera scoperta, da rifare anche a casa. Con poco si ha un piatto saporito, con un bicchiere di vino che ne esalta il gusto.
Per continuare la mia scelta è caduta sul muscolo alla vaccinara, anche questo degno di nota e degno di scarpetta rinforzata. Piatto tipico della tradizione romana, con sugo carote e sedano. Certo la coda è più saporita, ma anche sto muscolo ha detto pregevolmente la sua.
Un pranzo gustato in tranquillità e con una presenza dei camerieri discreta, ma attenta ai commensali.
Da tornare per provare anche i dolci., oltre agli altri  piatti romani. 
 

venerdì 27 dicembre 2019

Mudejar spiriti e cucina - Corso San Leone 3/A - 04029 Sperlonga - Latina

Sperlonga, una piccola meraviglia a me sconosciuta. Una giornata primaverile, nonostante fosse l'otto dicembre. E poi quando trovi anche un luogo dove si mangia meravigliosamente bene, tutto diventa agli occhi ancora più bello.
Ci piace la location e il panorama, per cui entriamo nel locale, senza aver prenotato e letto nulla al riguardo.
Un tavolo tondo sembra che ci aspetti con piacere. Ci accolgono con simpatia e professionalità. Tutti molto giovani e la cosa è ancora più interessante.
Portano acqua e menù. E anche una lista dei vini, che dire eccellente è poco. E quando trovo un vino che non rientra assolutamente tra quelle regioni che vanno di più, non faccio fatica a sceglierlo. Si tratta di un Blanc de Morgex et de La Salle. Rientra nella categoria dei vini estremi, infatti la cantina, situata a circa 2600 metri, è la più alta d'Europa.
E comunque è tutta la lista dei vini e dei distillati ad essere ricca di chicche.
Come un pò l'arredamento del locale.Molto piacevole e interessante nei suoi suppellettili.
Il menù è fatto di piatti semplici, ma rivisitati dallo chef e con materie prime di alta qualità. Delle semplici bruschette, alici del Cantabrico e burro di bufala, diventano  poesia. Con il pane preparato da loro la questione diventa sublime. Il polpo fiction è croccante è gustoso, con una cottura ottima.

Ma quando arrivano i primi, entra in campo il piatto fuoriclasse. Un po' come quando ti giocavi il jolly a giochi senza frontiere. La carbonara di mare ha un sapore deciso, ci sta tutto compreso il profumo. La cacio e pepe, piatto che sembra di facile preparazione ma in realtà non lo è, è delicata e dura nello stesso momento. Ma ecco arrivare il top, cioè una pasta e patate con cozze gratinate che è qualcosa di meraviglioso. Mai avrei immaginato di poter mangiare e gustare un piatto del genere. Chapeau.
A questo punto uno potrebbe anche pagare il conto e fare una bella passeggiata per il magnifico borgo di Sperlonga. Ma no, perchè la sbriciolona attende solo una mia chiamata. Altro piatto superlativo.
Un  bel caffè e un po' di conversazione terminano questo pranzo. Ci siamo allungati un po' con le chiacchiere, siamo gli ultimi.
Uscendo provo un senso di beatitudine. Quel senso che ti vede contento di esser passato qui e consapevole che ci tornerai.