mercoledì 8 marzo 2017

Ristorante "VII Coorte" - Piazza Sidney Sonnino 29 - 00153 Roma

Metti una sera di febbraio a cena a Trastevere. E metti pure che la serata è quasi mite per  il mese in cui ci troviamo. Per andare alla perfezione, dovremmo cenare alla grande. E allora optiamo per questo locale che si trova nel cuore del quartiere. Appuntamento alle 20 con i Franchetti. Uno pensa che "si andrà tutto bene", che la cena sarà ottima. Invece no, tutto di più. La serata alla fine sarà perfetta, con annessa passeggiata per le viuzze del quartiere, piene di giovani  e di locali.
Ma torniano a noi. Entriamo e il nostro tavolo ci aspetta. Si può benissimo definire un "ristrobistrot".
Ricordo che in questo locale venimmo tanti anni fa, sempre noi quattro, a prendere il "zababaione", infatti era una pasticceria/gelateria, con annessa terrazza, che ancora esiste.
Ma torniamo all'attualità. Arrivano subito due bottiglie di acqua e prima ancora un prosecco di benvenuto. La lista dei vini è molto interessante, ma lo sarà di più, nel finale, quella dei distillati.
Optiamo all'inizio per un Fiano, ma poi dirottiamo la nostra scelta su un ottimo Greco di Tufo.
Dividiamo esattamente a metà la nostra scelta, tra piatti di mare e di terra. La scelta varia dalle bruschette fantasia o mix di bruschette, molto buone e particolari, al calamaro con la cicoria, per finire con il polpo della corte, quello che ho scelto io. Non fare la scarpetta al termine di questo piatto sarebbe stato sacrilego. E' pieno di profumi e di sapori questo antipasto, che da solo basterebbe a riempire  la serata. Però è giusto proseguire, perché la bontà è talmente elevata, che la sorpresa è dietro l'angolo. La mia frittura di calamari e gamberi riempie totalmente il piatto, è veramente tanta. Ma, soprattutto, è veramente molto buona. Fritta in modo eccellente e con olio nuovo, si vede dal bel bianco del prodotto finito. Anche la tagliata, presa dalle signore, è ottima, a loro dire.
Pasto impegnativo per la quantità, ma un po' di dolce non fatica a starci.
Ed ecco un bel cannolo, per non dimenticare le origini sicule dello chef, con ricotta e pezzetti di cioccolato fondente. Da leccarsi i baffi. E per chi non prende il dolce, l'attenzione è totalmente presa dai distillati. Ce ne sono parecchi, però da un lato vedo spuntare fuori una bottiglia di Akashi, whisky giapponese campione del mondo, due anni fa. Spettacolare al palato e morbido, un single malt con i fiocchi. L'altro assaggio è riservato ad un whisky finlandese, molto torbato, un po' troppo per i miei gusti, un finlagan, anche questo single malt. Insomma una nota aggiuntiva molto positiva alla serata.
Ristorante molto valido, assolutamente da riprovare, anche perché ci troviamo nel cuore pulsante della città eterna.