venerdì 30 ottobre 2015

L'Aquila, una città devastata e devastante

 
Questo vaso simboleggia in maniera esaustiva cosa è attualmente L'Aquila. Quel vaso si trova in una delle zone in cui non è possibile arrivare. Noi ci siamo trovati li per caso, infatti poco dopo ci hanno detto che non potevamo stare. E allora quel vaso, presente dalla sera del terremoto, che forse si è mosso solo grazie al vento e alla pioggia, vuol   significare che è rimasto li per essere rimesso nella sua posizione naturale. Al più presto.Vedere questa città con qualche negozio aperto e tutta imballata, perchè la sicurezza è la cosa principale, ti mette addosso una tristezza e una magone che non ti lasciano.
Hai voglia di far qualcosa, di aiutare questa città e tutta la sua popolazione a rinascere. Ma è tanto difficile. Arrivando dall'autostrada si vedono soltanto gru. Sembra una città della Silicon Valley. Mi ha colpito molto il fatto di aver visto solo due cani in tutto il nostro trascorrere nella città. Uno dei due, di un bianco che non era bianco, stazionava stancamente davanti all'unico macellaio aperto. Si è fatto coccolare e accarezzare. Un altro invece, che di bianco non aveva proprio più nulla, era stravaccato e stanco davanti all'ingresso della banca.


Ci siamo fermati in un negozio che vendeva prodotti locali e abbiamo preso il torrone più noto della zona, oltre a altre leccornie varie. Il titolare ci ha detto che se non compriamo noi turisti o gente  di passaggio, la città non riprenderà a vivere.
Cosi è da quel 6 Aprile il negozio delle Sorelle Nurzia. E come questo locale, quasi tutti gli altri e le abitazioni del centro.


Aiutiamo a rinascere a questa splendida città. Ognuno, nel suo piccolo, può farlo.