giovedì 31 dicembre 2015

La diga di Hoover per arrivare al Bryce Canyon




Si parte da Las Vegas, ma prima altra piccola capatina al centro commerciale per fare gli ultimi super affari. Il viaggio si dimostra sempre piacevole, si cammina bene. Però all'ultimo momento decidiamo di fare una piccola deviazione, che ci  porterà, visti i tempi ristretti, a saltare la la visita allo Zion Park. Peccato, ma alla fine si devono fare delle scelte. La deviazione è verso la Diga di Hoover o Hoover Dam. E' molto suggestivo l'arrivo alla diga, in quanto si vedono pali di alta tensione e centrali elettriche, sistemate in maniera molto particolare. Nel momento della sua costruzione, divenne la piu grossa centrale idroelettrica del paese. E' situata al confine tra Arizona e Nevada. Infatti qui c'è anche un cambio di fuso orario e gli orologi che ti mettono al corrente di questa variazione. Comunque l'entrata della diga è dalla parte del Nevada. Le quattro torri nella foto, sono le intake towers, alte ben 103 metri e con una circonferenza di 38. Una targa in ringraziamento di Anson Smith, praticamente il padre fondatore di questa importantissima diga, è posta a uno dei due ingressi del ponte.Ora riprende il nostra cammino verso il Bryce Canyon, ma ancora avevamo la certezza di vedere anche lo Zion. Purtroppo il tempo meteo ha rallentato il nostra camminare con la macchina. Infatti in lontananza vedevamo un temporale molto importante in avvicinamento. Per un pò siamo riusciti a schivarlo, ma alla fine ne siamo stati parte integrante. Ci sono stati momenti in cui l'attenzione di guida è stata ai massimi livelli e soprattutto, dato che eravamo al volgere della giornata, anche la stanchezza ha fatto la sua parte.Alla fine siamo riusciti ad arrivare al nostro albergo. E il giorno dopo, con il sole, a visitare uno dei più bei parchi in assoluto. Con dei colori che ti rimangono dentro. Con una organizzazione e un rispetto della natura che fai fatica a non ammirare.


Questo è uno dei panorami da togliere il fiato


Poi ci sono i colori, sembra che siano finti per quanto sono belli
E poi, all'arte della natura, si unisce la bellezza. Ora ci troviamo nello stato dello Utah.
M aldilà delle battute, questo è un luogo assolutamente da vedere, anche perchè è molto semplice da visitare e rientra nella famosa carta dei parchi, già usata in  precedenza. Cioè 80 dollari per visitarne tantissimi, altrimenti il singolo ingresso va dai 20 ai 40 dollari.

lunedì 21 dicembre 2015

Enoteca Colombo - Via Cesare Federici, 9 - Roma

Che dite, ci vogliamo vedere prima di natale? Ma si, siamo i soliti noti. Dovremmo essere quattro, ma alla fine le preferenze calcistiche la hanno vinta sulla serata enoculinaria. Mi metto alla ricerca di qualcosa di interessante dalla parti della Montagnola o quartiere Ardeatino. Dopo un accurato studio dei locali della zona, non posso che proporre due soluzioni. Alla fine, dato che una già la avevamo assaggiata, optiamo per la nuova. E devo dire che l'Enoteca Colombo è andata alla grande. E' scattata la famosa scintilla. Ricorda un pò un bistrot di Parigi. Il locale è a dimensione umana. Come al solito, anche se abita a poche centinaia di metri, arriviamo prima noi, l'altro è Alfredo. Io e Alfio ci accomodiamo e iniziamo a guardare le bottiglie all'interno dell'enoteca. Tutto molto interessante. Direi notevoli anche i distillati. Da sottolineare che è affiliata Bernabei, una garanzia. Su una parete con una grande lavagna, sono esposti i piatti, che poi si trovano anche nel menù. Nel frattempo scegliamo il vino direttamente tra quelli esposti per la vendita, un Valpolicella Classico Platonico 2014. Nella mia personale valutazione 4 stelle su 5. Direi buono. Avanza anche la fame, così decidiamo di ordinare, oltre la bottiglia, anche verdurine fritte e patatine tipo cric croc. Molto buoni i fritti e presentati dentro cestini. Arriva anche il ritardatario cronico, cosi possiamo scegliere i piatti. Alfio prende gnocchi con speck e carciofi, mentre Roberto ed io andiamo sull'amatriciana con anduja. E qui, come al solito, sorge l'annoso problema della cipolla, che ci accompagnato anche nella nostra vacanza germano/polacca. Roberto è allergico a livello di stirarci le zampe. Al che il titolare, se lo è guardato un pò meravigliato, dichiarando con giustezza, che l'amatriciana non contempla la cipolla. Però per avere ulteriore conferma, chiede al cuoco, che nega qualsiasi presenza di cipolla. Come non ce ne è nella strepitosa parmigiana di melanzane con pesto di pistacchio. Ne prendiamo due e ci mangiamo in tre. Roberto evita anche il lavaggio del piatto, scarpetta che toglie qualsiasi macchia di sugo. 
L'amatriciana con l'anduja è stata veramente notevole, infatti abbiamo fatto i complimenti al cuoco. Anche Alfredo è rimasto entusiasta del suo piatto.
Ambiente veramente soft, ideale per un aperitivo, ma alla grande anche per una cena.
Alla fine una buona grappa morbida ha chiuso la serata.
prezzo molto buono, se non ricordo male 25 euro a testa.
Solo un piccolo appunto, ma dovuto solo al fatto che non rientra nella cultura italiana, capire  che il prezzo del vino da asporto, non può essere uguale a quello che viene servito al tavolo. Forse basterebbe mettere un doppio prezzo e l'eventuale equivoco sarebbe risolto.
Prima di andare via, breve giro tra i distillati e ecco apparire il famoso whisky 8 years old Nikka, giapponese e campione del mondo. Incredibile.
Questa era solo una piccola digressione e soprattutto la perfetta conclusione di una cena buona nel sapore e bella, come al solito, nella compagnia.

giovedì 17 dicembre 2015

Da Three Rivers al Deserto del Mojave per arrivare a Las Vegas

La sveglia suona presto. Ci aspetta una lunga giornata, i chilometri che ci separano da Las Vegas sono quasi 700. nel nostro percorso tagliamo fuori la Death Valley, sarebbero stato troppe le ore di viaggio.  Inizia il nostro viaggio. Fortunatamente il tempo meteo è buono. Certo il panorama comincia a diventare un pò più rado. Che cosa daremmo per un caffè da Starbucks. Sembra quasi un miraggio. Troviamo una piccola località, quasi sperduta tra le infinite strade americane. Si tratta di
Tehachapi. E qui troviamo il nostro caffè. Ci voleva proprio. C'è anche il wifi che per i ragazzi, il che  è molto importante. Veloce puntata al bagno e si riparte. Cerco di tirare il più possibile. La prossima fermata è dedicata al rifornimento e allo spuntino veloce. Lungo la strada troviamo la cittadina di Barstow. Non ci va di mangiare messicano, per cui optiamo per Pizza Hut. Incredibilmente la pizza è fatta con un impasto molto digeribile. Non ci regoliamo come al solito, per cui buona parte la portiamo via con il cartone. E con questi in mano, Mirco farà il suo trionfale ingresso al Bellagio a Las Vegas.
Ma ora si deve continuare il viaggio. Il deserto lambisce la strada. Il Mojave emana calore solo a guardarlo. Mi fermo e scendo per scattare qualche foto. la temperatura è quasi insopportabile. Il deserto del Mojave è la parte finale della Death Valley.
A piccoli passi ci stiamo avvicinando a Las Vegas, una cattedrale del gioco nel deserto. Intorno non c'è nulla.
Sembra di entrare in un grande parco giochi, con tantissime attrazioni. La Piramide all'ingresso e il traffico fanno da contorno al nostro arrivo.
Per arrivare al Bellagio impieghiamo un pò di tempo. Ci sono parecchi lavori. Verso le 18 arriviamo. C'e' una fila incredibile per entrare all'albergo. Però l'organizzazione è perfetta. Lasciamo la macchina al personale dell'albergo e dopo la solita problematica relativa alla prenotazione delle camere, riusciamo a prendere possesso delle nostre stanze.
Negozi e casinò sono la parte importante della struttura. Le prime luci della sera ci accompagnano.
Tutto incredibilmente finto  però fa parte del viaggio. Infatti una volta nella vita, se si intraprende un itinerario come lo abbiamo costruito noi, Las Vegas vale la fermata.E poi il fantastico centro commerciale o outlet, come li chiamano da queste parti, ci ha regalato prezzi da sogno. Saranno due giorni di stacco, prima di entrare nella parte finale  e più impegnativa del viaggio. La piscina del Bellagio ci rilasserà, prima di sperare di vincere qualcosa al tavolo verde.
Alla fine dei due giorni e con acquisti da paura, riprenderemo il nostro viaggio direzione Bryce Canyon.






lunedì 14 dicembre 2015

Ristorante "Miele e Peperoncino" - Largo Tuscolo 1 - Cerenova

E' un sabato sera, che si fa? Ma si, proviamo questo locale che si trova a Cerenova, a pochi chilometri da Roma città. Certo da fuori non sembra nulla di particolare, è vero che è buio abbastanza. Sembra un piccolo centro commerciale. Posteggiamo al benzinaio limitrofo, saliamo le scalette e ci troviamo all'ingresso.
Quasi tutti i tavoli sono occupati, fortunatamente avevamo prenotato.E un  bell'ambiente, molte ricordi di Londra appesi alle pareti. Su una lavagna sono scritti i piatti del giorno, non  presente nel menù.
e proprio il menù è molto simpatico nelle sue varie formule. Oltre ad avere una scelta di piatti per i vegetariani e, soprattutto, per coloro che soffrono di intolleranza al glutine,  ci sono menù interi, medi e mini. La formula è interessante  e il prezzo altrettanto.
Per cui la scelta cade su quello medio di mare. Antipasto sfizioso con  un assaggio particolare, cioè una crocchetta di patate con all'interno il rosso dell'uovo. Ma che buona. Ma ottimo  anche il pesce e il modo in cui viene cucinato.
Primo da applauso a scena aperta, gnocchi fatti in casa con broccoli e vongole. Piccanti al punto giusto e vongole veramente saporite. Logicamente un bel vino bianco ha accompagnato la nostra cena.
E per finire un dolce che è stata la degna chiusura della serata. Cioè waffel con nutella  e non ricordo altro, so solo che era eccezionale. Poi una bella grappa barricata e le chiacchiere piacevoli, hanno fatto in modo di essere noi gli ultimi avventori del locale.
Che dire, è stata proprio una bella sorpresa. Cerenova la frequento da parecchi anni, ma mai avrei immaginato che esistesse un cosi bel ristorante in questa zona.
Per cui sponsorizzato alla grande con gli amici.




venerdì 4 dicembre 2015

Ristorante "Cristallo di Neve" - Monte Livata- Subiaco - Roma

E' questo il panorama che si mostra ai nostri occhi dopo aver percorso i chilometri che ci dividono dal lavoro.
La giornata è stupenda, come il luogo dove degusteremo sapori veri e genuini, anche invecchiati dieci anni.
Questo posto lo ho scoperto io questa estate, da allora ne ho talmente parlato bene, che alla fine ci son dovuto tornare per forza, stavolta insieme a loro.
Dunque, da sinistra a destra, troviamo Camillo, Mauro, Gianluca e Peppe. La prossima volta saremo di più, ne sono sicuro.
Maurizio e signora ci aspettano. Siamo i primi e ci fanno accomodare all'interno, vicino alla stufetta. Nel frattempo fuori la temperatura diventa sempre più piacevole, anche grazie ad un sole bello e splendente.
Iniziamo il nostro pranzo con un antipasto per due, che va alla grande anche per quattro. Tanto per iniziare arriva un salamino al peperoncino spento, cioè non piccante.
Come inizio non c'è male. a seguire arriva mortadella con scaglie di tartufo, prosciutto di Parma, coppa, speck, salame spagnolo e cosi via. arrivano anche la ricotta con il miele e altri formaggi, gorgonzola compreso. Il vino è un rosso della toscana, un bel Chianti del 2013, della casa vinicola Baronti Aldo. si beve piacevolmente e accompagna molto bene le pietanze. certo iniziano a d arrivare anche altre persone e mangiano tutte fuori, al sole. A questo punto chiediamo se è possibile spostare anche noi alla luce del sole e in meno che in un attimo, abbiamo una tavola apparecchiata e un antipasto da terminare. Infatti al sole, io in maniche di camicia, si mangia molto meglio. Arrivano le verdure gratinate e, come degna conclusione, ecco la polenta in bianco con lo stinco di maiale. Senza parole, semplicemnte deliziosa.
Un pò di pausa prima di arrivare ai piatti seguenti è d'obbligo. sarà che è talmente bella giornata e la situazione, che il tempo passa velocemente tra una battuta e l'altra.
Si avvicina la signora e ci elenca cosa + presente in seguito, Peppe opta per gnocchi al ragù di cinghiale, Camillo gnocchi gorgonzola e tartufo, Gianluca salsiccia e patate al forno, mentre io mi accontento di gnocchi ai funghi porcini. Dico la verità ho fatto un pò di fatica a terminare, per cui ho deciso che la prossima volta vado direttamente ai primi e ai secondi. il dolce non c'entra proprio, siamo a posto. Cioè non proprio tutti, infatti Camillo e Peppe prendono la crostata.
Il sole comincia ad abbassarsi, per cui spostiamo il tavole per non perdere neanche gli ultimi bagliori. E ora deve avvenire quello che ci aspettavamo dall'inizio, cioè la discesa sul nostro tavolo da parte di Maurizio. Perchè proprio lui? perchè con lui arrivano distillati che sono uno dei punti di forza del locale. Qui solo distillati di qualità. E la sua passione per loro, coinvolge anche te, anche se non se un gran bevitore. Di noi quattro forse l'unico un pò meno bevitore è Peppe, ma con Maurizio anche lui si è dovuto aggiungere al gruppo dei bevitori. Per iniziare ci porta una grappa barricata, Regina dei Cuori. Buonissima, ma l'attesa è per il rhum. Basta alzare gli occhi all'interno del locale per scoprire quante specie ce ne sono. Di diversa provenienza e annata.
Iniziamo con il fatto che i calici vengono riempiti di acqua bollente, perchè il rhum va bevuto in questo modo. Don Papa Rhum è il primo della verticale. Proviene dalle Filippine, all'olfatto arriva il profumo della vaniglia. il secondo, quello che per noi avrebbe rappresentato la degna chiusura, è un XO. Proviene dalla Guadalupa, è ha un gusto meno dolce rispetto al Don papa, ma forse più aromatico. Noi quattro stiamo bene così, ma veniamo subito ripresi da Maurizio, il quale ci dice che una verticale va chiusa con il  Rhum più invecchiato. Il Malteco, proveniente dal Guatemala, ne è la degna chiusura. I sentori legnosi prevalgono su quelli dolci della vaniglia. Notare che due bottiglie erano nuove, per cui aperte solo per noi.
Cristallo di neve, si è dimostrato ancora una volta all'altezza delle aspettative. Ne sono rimasti tutti entusiasti e qualcuno ha deciso di ritornare con la famiglia, perchè il luogo è a dimensione umana.
Il prezzo è irrisorio, ma comunque 25 euro a testa, con tutto quello che abbiamo mangiato e bevuto, compreso caffè offerto, rendono questo locale il top della zona.

mercoledì 25 novembre 2015

Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek

E' una domenica pomeriggio, usciamo per acquistare un libro per Jacopo. Ultimamente non sono un gran lettore di libri, negli anni passati ne divoravo a pacchi, insomma leggevo molto. L'ultimo che ho letto, è stato " La vera storia della ladra di libri". Ricordo che inizia a leggerlo un anno prima, ma non ci capii letteralmente nulla. Cosi lo lascia da una parte e solo dopo 365 giorni lo ripresi in mano e riuscii a apprezzarlo in tutta la sua bellezza e profondità.
Ho da poco riaperto un mio blog, la scintilla è nata dal viaggio negli States. un poco alla volta racconto le tappe e le impressioni personali del viaggio. E se mi ha ripreso la voglia di scrivere, conseguentemente mi è rinata la voglia di leggere. E allora, dopo questa piccola digressione, torniamo a quella domenica pomeriggio e all'offerta che ho trovato tra gli oscar mondadori. Prendi due e risparmi il 25%. Il primo è stato il testo di Italo Calvino per Jacopo. Poi la copertina, ma soprattutto l'autore, hanno catturato la mia attenzione.  Di Ferzan Ozpetek, ho praticamente visto tutti i suoi film. La maggior parte girati nel mio quartiere di nascita, cioè il quartiere Ostiense. E' nato ad Istanbul, ma dal 1976 risiede in Italia, precisamente a Roma. Questo è il suo primo libro, a seguire arriverà "Sei la mia vita".
Questo libro è un atto di grande amore verso la sua città natale, cioè Istanbul. L'Amore che non conosce età, sesso, differenze sociali. Una storia nella storia, quasi un incastro di scatole cinesi.
Un viaggio nella sua città, dove i ricordi adolescenziali, si intrecciano con la drammatica situazione attuale della libertà di pensiero. Dove per la prima volta viene arrestato.
E poi c'è Anna, che vede spazzare tutte le sue certezze sull'amore, almeno quello che credeva tale, in un battito di ciglia.
E qui iniziano a intrecciarsi le due storie, con colpi di scena che cambieranno per sempre le loro vite.
E' un libro da leggere assolutamente, perchè Ozpetek si dimostra un grande scrittore, riesce a farti vivere emozioni come se fossi seduto sulla poltrona di un cinema.
Al regista, nel 2008, è stata dedicata una retrospettiva al Mo.Ma di New York.

giovedì 19 novembre 2015

Il Sequoia National Park con il Generale Sherman e il Generale Grant

Eccoci alle porte del Sequoia National park. La giornata è stupenda, qualche giorno prima la zona vicina a Moro Rock è stata chiusa causa incendio. Il Parco è costellato di indicazioni relative alla probabilità di incendio. Abbiamo fatta la carta dei parchi, pagata circa 80 dollari se non  erro, ma ci permette di visitarne veramente tanti, ad eccezione della Monument e dell'Antelope Canyon. Il singolo ingresso ai parchi, varia dai 25 ai 35 dollari, circa.
Arrivati al centro informazioni, posto poco dopo l'ingresso principale, si deve camminare ancora un bel pò con la nostra Dodge, per arrivare a vedere il Generale Grant
Eccolo. Posteggiamo l'auto e mentre cerchiamo di arrivare a lui, piccoli scoiattoli ci si fanno incontro.

Vedere il tronco bruciato e che l'autocombustione serve al suo rafforzamento è una cosa incredibile. E' il secondo albero più voluminoso del mondo, il primo si trova a pochi chilometri da lui, è il generale Sherman. E' detto anche "The President", in onore a Ulysse Grant, diciottesimo Presidente degli Stati uniti d'America.
E' quasi arrivata l'ora del pranzo, mangiamo qualcosa e poi ci dirigiamo verso il più grande, verso il Generale Sherman.
E' una passeggiata gradevole, gli animali sono vicini a te. La temperatura è mite, i raggi del sole si mischiano con i tronchi e i rami degli alberi. C'è tantissima gente, poter fare una foto è veramente complicato, ma alla fine ci riusciamo.
Si porta molto bene i suoi anni, che variano tra i 2300 e i 2700 anni.Attenzione non  è il più alto del mondo, ma il più voluminoso al mondo, con un peso di circa 2000 tonnellate. Il suo nome deriva da William Tecumseh Sherman, generale della Guerra di secessione.
Insomma a sud della Sierra Nevada, c'è un posto fantastico che merita di essere assolutamente visitato.
 


venerdì 13 novembre 2015

Da Atascadero a Three Rivers, passando per Tulare. In attesa del Sequoia

Inizia il cammino, a dire il vero, molto più breve rispetto a ieri, che ci porterà a Three Rivers, in prossimità del Sequoia. Ci alziamo relativamente presto, fugace colazione, carichiamo di nuovo i bagagli nella nostra Lodge e, da ora in poi, la macchina sarà solo  mia. Una specie di attrazione fatale la nostra.  Le strade non sembrano stancarti. Jacopo penso che abbia dormito più in macchina che negli alberghi. Appena saliva si addormentava, mentre Alessio leggeva.
Abbiamo tirato fino a arrivare a Tulare, paesino noto a noi e molti altri, solo per la presenza dell'outlet con prezzi molto interessanti
Anche se poi, bisogna fare un pò di attenzione, perchè marche tipo Aeropostale, la abbiamo trovata anche a San Francisco, con pressi uguali. Piccolo avvertimento, coprirsi a cipolla, per l'escursione termica che c'è tra dentro e fuori i negozi, a volte anche di 20 gradi.
Una cosa ottima che abbiamo trovato è stato il locale dove mangiare, Bravo farms Restaurant and Cheese Shoppe. La particolarità sta nel fatto che si possono avere molti tipi di insalate con ingredienti a scelta. Buoni i panini con funghi o salmone. I ragazzi hanno preso la pasta al formaggio, niente male tenendo conto di dove ci trovavamo. E non sapendolo abbiamo pranzato nel miglior locale di Tulare, che poi al suo interno vende anche formaggi e vini, oltre che ricordi turistici.
Dopo le compere, ci rimettiamo in auto, direzione albergo e precisamente il Comfort Inn & Suites Sequoia Kings Canyon.
Albergo posizionato molto bene per andare a visitare il Sequoia Park. Insomma la sua funzione la svolge bene. Colazione abbondante e pulizia delle stesse discreta. Due notti si possono passare qui.
ci rilassiamo un pò, prima di andare a cena, mentre i ragazzi provano la piscina.
Per il pasto serale optiamo il Sequoia Cider Mill, ottima soluzione. Qui abbiamo mangiato la vera bisteccona americana e le costolette più buone di tutto il viaggio. Tutte e due le sere siamo venuti a cena qui, una sera ho anche assaggiato un loro whisky, che però sembra più un bourbon.

Qui siamo per visitare le splendide sequoia e, a loro, sarà dedicato un apposito post.


martedì 10 novembre 2015

Ristorante Greco Ippokrates - Via Piave 30 - Roma

E già, la foto rappresenta al meglio uno dei piatti di punta della Grecia, gyros. E per mangiarlo, come se fossi nella terra ellenica, Ippokrates, in assoluto, è uno dei migliori locali.
Ci troviamo a pochi passi dalla Stazione Termini e proprio dietro Porta Pia. La serata è piacevole, come d'altronde questo periodo di giornate romane, che cadono nell'estate di San Martino. Abbiamo prenotato in anticipo, il locale è pieno e, per una migliore organizzazione dei tavoli, si sono resi necessari i turni. Noi prendiamo quello che va dalle 20 alle 22. 
Arriviamo puntuali, ci accolgono con un sorriso e ci fanno accomodare al nostro tavolo da quattro.Non è la prima volta che veniamo qui e non siamo mai rimasti delusi negli anni.
Una ragazza, di nazionalità greca come quasi tutti quelli del ristorante, ci prende le ordinazioni. Due birre Mythos, che conosciamo dal viaggio dello scorso anno. Poi quattro antipasti diversi, così assaggiamo tutti un pò di sapori diversi. Su tutti la crema di melanzane, un vero must sulla pita, poi a seguire saganaki, il formaggio fritto. Ottime anche le polpettine di zucchine e, a dire degli altri, io non le mangio, le polpettine di ceci.      
Per iniziare va bene. Per proseguire, nel frattempo il locale si è riempito in ogni ordine di posto, scelgo gli spiedini di agnello, con contorno di patatine fritte, pomodori, cetrioli e due fettine di pita. Come fanno loro la pita non lo so, ma è veramente buona. Piatto che ricorda al 100% i sapori greci. Insomma ci siamo stati quattro volte, un pò ce ne intenderemo. Gyros spettacolare, come il mix grill. 
Per finire il dolce dello chef, forse qui ci aspettavamo qualcosa di più. Ma dato che il dolce non è indispensabile, a parere mio, non inficia per niente il giudizio finale, che rimane da 10. 
Magari la prossima volta yogurt greco, noci e miele. Più buono e salutare.
Insomma posto da ritornarci ogni volta che se ne ha la possibilità.

giovedì 5 novembre 2015

Da San Francisco a Atascadero, passando per Santa Cruz e Monterey

E' arrivato il momento di salutare San Francisco, per iniziare un percorso diverso, relativamente alla vacanza. Da oggi in poi si prende la macchina a noleggio, una Lodge da sette posti, che a noi fa molto comodo, anche se siamo in sei. Da questo momento iniziano i nostri 3305 chilometri in auto per vedere i più bei parchi degli States. Questa prima tappa è tutta di Mirco, io con il cambio automatico non sono molto sveglio. Da domani in avanti la Lodge sarà solo mia, un'attrazione unica.
Disbrigate le pratiche per il noleggio, inizia il nostro viaggio con il nuovo tomtom acquistato prima di partire. Tutte le mappe dell'America sono state scaricate. Il viaggio ci porta a vedere paesaggi diversi, i nostri occhi erano abituati ai palazzoni e alle strade della città. Ora vediamo le famose strade a quattro corsie, dove questi cambiano direzione, da una corsia all'altra, senza batter ciglio. La macchina è comoda e tutti i bagagli sono entrati facilmente.
Cominciano ad arrivare sulla costa, ma di costa si vede ben poco. La nebbia la fa da padrone. Il tempo sembra coperto, ma in realtà è solo l'umidità. Si vedono le case lungo il mare. E' quasi l'ora di pranzo, cerchiamo di capire innanzitutto come funzionano i parcometri. Grazie ad Alessandra che parla lo spagnolo, dato che chiede a una famiglia, riusciamo a parcheggiare. Non ci sono molti locali, c'è solo un grande lunapark e un posteggio ad ore che veniva uno sproposito. Alla fine optiamo per il Beach Street Cafè, che serve piatti preparati al momento, come hamburger, omelette e hotdog. Acqua in caraffa e insalate buone. Ho specificato l'acqua in caraffa, perchè in bottiglia costa anche 7/8 dollari.
Dopo aver mangiato, ripartiamo direzione Monterey. Ci arriviamo nel pomeriggio e una sosta si rende necessaria. La cittadina è tranquilla. Dopo il caos delle metropoli, qui la vita è totalmente diversa. Vediamo qualcosa che somiglia a un bar con macchina del caffè. E' il Caffè Trieste, li dal 1956, come reclamizza all'interno. Certo non  è proprio uguale, ma bevibile.


Non so perchè, ma a Monterey mi ha colpito questo. Boh!!
Ora la direzione finale è il nostro albergo, il Best Wester Plus Colony Inn, che si trova a San Luis Obispo, cioè a Atascadero.Il bello di questo albergo saranno i letti, molto più grandi di quelli standard americani.
Però sarà l'unico.
Arriveremo quando sarà già buio, il viaggio per questa prima giornata di auto è stato stancante.
Nel nostro itinerario iniziale c'era anche il Big Sur, per gli spagnoli il Grande Sud. ma il tempo che abbiamo impiegato per ritirare l'auto ha stravolto i nostri piani di viaggio.
Domani si riparte per ammirare le sequoie.

venerdì 30 ottobre 2015

L'Aquila, una città devastata e devastante

 
Questo vaso simboleggia in maniera esaustiva cosa è attualmente L'Aquila. Quel vaso si trova in una delle zone in cui non è possibile arrivare. Noi ci siamo trovati li per caso, infatti poco dopo ci hanno detto che non potevamo stare. E allora quel vaso, presente dalla sera del terremoto, che forse si è mosso solo grazie al vento e alla pioggia, vuol   significare che è rimasto li per essere rimesso nella sua posizione naturale. Al più presto.Vedere questa città con qualche negozio aperto e tutta imballata, perchè la sicurezza è la cosa principale, ti mette addosso una tristezza e una magone che non ti lasciano.
Hai voglia di far qualcosa, di aiutare questa città e tutta la sua popolazione a rinascere. Ma è tanto difficile. Arrivando dall'autostrada si vedono soltanto gru. Sembra una città della Silicon Valley. Mi ha colpito molto il fatto di aver visto solo due cani in tutto il nostro trascorrere nella città. Uno dei due, di un bianco che non era bianco, stazionava stancamente davanti all'unico macellaio aperto. Si è fatto coccolare e accarezzare. Un altro invece, che di bianco non aveva proprio più nulla, era stravaccato e stanco davanti all'ingresso della banca.


Ci siamo fermati in un negozio che vendeva prodotti locali e abbiamo preso il torrone più noto della zona, oltre a altre leccornie varie. Il titolare ci ha detto che se non compriamo noi turisti o gente  di passaggio, la città non riprenderà a vivere.
Cosi è da quel 6 Aprile il negozio delle Sorelle Nurzia. E come questo locale, quasi tutti gli altri e le abitazioni del centro.


Aiutiamo a rinascere a questa splendida città. Ognuno, nel suo piccolo, può farlo.

lunedì 26 ottobre 2015

San Francisco - I leoni marini a Pier 39 - Lombard Street -

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Pier 39 o Molo 39 che dir si voglia, è una delle attrazioni più interessanti e divertenti di San Francisco. Sicuramente divertenti per la presenza degli attori di strada ma, soprattutto, dei famosi leoni marini, che non mancano di regalare sorrisi a grandi e piccini.
La zona è piena di negozi e di posti divertenti. I locali non mancano, probabilmente i migliori sono quelli in cui si mangia. E anche qui è presente il mitico Bubba Gump
con la sua famosa frase.
Arriviamo a Pier 39 dopo aver visitato Alcatraz, la giornata è veramente calda. Dopo aver mangiato, riusciamo anche a trovare un Illy Caffè, quasi con lo stesso sapore e profumo di quello italiano.
Però San Fransisco, è anche cable car, cioè il mitico tram che sale e scende per le impervie strade della città.
E' bellissimo stare attaccati fuori e respirare l'aria salmastra che proviene dal porto. E a un certo punto, il bigliettaio inizia a cantare. Siamo quasi arrivati alla nostra fermata, che è poi quella più gettonata, cioè quella di Lombard Street.

Qui siamo nella parte finale della strada, dove otto curve sono una vicinissima all'altra e la rendono ancora più spettacolare.
Da notare che essendo la strada più tortuosa del mondo, il limite di velocità è di appena 8 km orari.
scendendo a piedi, pensavo a quello che passano coloro che abitano li, lungo il pendio. C'è sempre un caos incredibile e entrare nei loro parcheggi privati è sempre problematico.
Oggi è l'ultima sera a San Francisco. Domani inizia una parte diversa di questo viaggio, sicuramente più avventurosa e stancante. La nostra auto ci attende. Ci attendono anche molte miglia da percorrere, ma il bello di un viaggio è la voglia di vedere e scoprire cose, che probabilmente solo in un  angolo di un cassetto tenevamo nascoste. E ora questo cassetto si sta per aprire.






venerdì 16 ottobre 2015

La solitudine di Alcatraz - San Francisco

Quando ti avvicini con l'imbarcazione, capisci che la terraferma  era veramente vicina per chi, dall'isola, agognava di arrivarci per mezzo di una evasione.
L'importante è prenotare tre mesi prima, perchè posti liberi per visitare la mitica prigione, non ce ne sono. Noi siamo andati al primo turno del 16 Agosto. Alle 8,45 è salpata dal molo e alle 09 eravamo sull'isola.
Giornata caldissima già al mattino e un volontario che ci spiega, logicamente in divisa ufficiale, cosa è stata Alcatraz e cosa ha rappresentato fino alla chiusura avvenuta nel lontano  1963.
Dopo una breve camminata, in salita, raggiungiamo il punto esatto dove entrare e prendere le nostre audioguide, fondamentali a dir poco, perchè è proprio grazie alla narrazione che posso dire che questa visita guidata è stata la più interessante in assoluto del viaggio.
Vedere l'interno fa un certo effetto, sentire in sottofondo le voci dei condannati, rende tutto più reale. Le celle sono rimaste come erano, l'essenzialità è la cosa che balza subito agli occhi. E allora capisci in maniera assoluta, che la libertà non ha prezzo.
 E questo è il luogo che ricordo di aver visto in svariati film, il famoso cortile dove i carcerati passavano la loro ora d'aria. Ed è proprio lui. Mi fermo e scruto in lontananza la baia di San Francisco. E allora cerco di capire cosa poteva passare in testa a gli ospiti del carcere, dato che la terraferma era proprio davanti a loro, a poche miglia.
 
Per la maggior parte di loro, la fuga era l'unica cosa che avevano in mente. E niente e nessuno potevano dissuaderli dal tentativo. Solo tre riuscirono ad evadere dal carcere, ma probabilmente morirono nelle gelide acque dell'Atlantico. Altri morirono durante i tentativi di fuga, insieme anche alle guardie penitenziarie. 
La visita dura circa due ore e termina nella sala mensa, la piu pericolosa in assoluto, quella dove il contatto fisico  era il più pericoloso. Ma prima si passa per il parlatoio e per la stanza dei direttori. Stanza che fu definitivamente chiusa nel 1963.


martedì 13 ottobre 2015

Ristorante Locanda " Dal Sor Francesco" - Cura di Vetralla - Viterbo - Italia

E siamo quelli di Barcellona. Chi sono quelli di Barcellona? Beh magari lo spiego un'altra volta. Un bel gruppo di cazzari, che si divertono e rendono una giornata normale, in una giornata speciale. Speciale perchè nella più assoluta normalità, riusciamo a divertirci e a rilassarci.
Oggi giornata dedicata al sano rilassamento alle Terme dei Papi a Viterbo. la piscina termale, molto calda, ci ha tolto un pò di forze, abbassato la pressione e allora, per ovviare a questa situazione, dato che siamo persone previdenti, abbiamo fatto prenotare a Camillone, dar Sor Francesco.
E' il periodo dei funghi porcini, qui sono eccellenti a dir poco. Siamo in nove.
Chi più chi meno riesce a vedersi in questa foto.
Ma torniamo al motivo del post. Cioè il pranzo. Mangiata fenomenale a dir poco. Tranne uno, che non mangia funghi porcini, tutti abbiamo scelto il menù A, tutto a base del prodotto in questione.
Il vino è stato oggetto di una attenta valutazione da parte di Alfredo, dove il dito si è posato la scelta è stata effettuata. Abbiamo bevuto un ottimo Castioglionero Trebotti. Tre è anche il numero delle bottiglie

 E finalmente si parte con il menù A. Arriva un antipasto con due bruschette con funghi porcini, ma soprattutto un'insalata con scaglie di parmigiano Reggiano invecchiato 36 mesi, funghi porcini crudi e rucola. A seguire fettuccine con funghi porcini. Alla fine arrivano funghi al forno con patate e funghi fritti. Devo dire che la scelta tra il miglior piatto se la disputano l'insalata e i funghi al forno con patate. insalata the winner, al termine.
Il pranzo è anche allietato da una breve spiegazione su come degustare i distillati, nello specifico grappa di mosto. Un pò troppo dolce per i miei gusti. Armagnac notevolmente migliore.
Buoni anche i dolci, ma io ho preferito il digestivo.
Come al solito giornata bellissima, ci siamo divertiti e  abbiamo mangiato alla grande.
Ricordandoci che la prossima sarà sempre la più bella e che dal Sor Francesco ci torneremo.
 

venerdì 9 ottobre 2015

San Francisco e la magia del Golden Gate Bridge

E, quando dopo tanta fatica riesci a salire sul ponte e percorrerlo in bicicletta, quando il vento ti sposta da una parte, quando vedi il sole tramontare, solo in quel momento riesci a gustare la bellezza e la magnificenza del luogo. Partire con le biciclette, attraversare il parco che si estende lungo il percorso per arrivare in cima, è veramente bello e molto faticoso, per chi come noi non è avvezzo alla pedalata, tranne Mirco. Il sole è ancora alto quando iniziamo la nostra pedalata che ci condurrà in cima.
Ma siamo ancora un pò distanti dalla cima. La temperatura inizia a cambiare, è come se il vento che troveremo sul ponte, ci vuole dare un assaggio della sua forza. Mirco è l'apripista, quello che sa dosare meglio le forze. In lontananza vediamo Alcatraz.
Sarà la meta del giorno successivo. E saranno due situazioni una piu bella dell'altra. Ormai siamo quasi in cima e quando arriviamo il tramonto ci vuole regalare colori che faccio fatica a dimenticare.
Siamo arrivati, percorrere i due chilometri in bicicletta e fermarsi ogni tanto ad ammirare il panorama, è cosa non per tutti. Molti attraversano il ponte a piedi, ma secondo me noi abbiamo fatto la scelta migliore.
Lo percorriamo in tutta la sua lunghezza, andata e ritorno. Il vento sopra rischia di farti cadere svariate volte. Le macchine corrono veloci e in alcuni punti, piu riparati, si notano gruppetti di persone che si riposano o semplicemente ammirano quello che c'è intorno.
La via del ritorno ci porta in avvicinamento ai punti panoramici, quelli dove la foto è d'obbligo.
Vedere il ponte in tutte le sue angolazioni ci porta a dire una cosa " Ma una foto tutti insieme?" Soprattutto dopo la fatica con le due ruote.
Accidenti ma qui manca qualcuno
E dopo le foto, inizia il nostro percorso di rientro verso la base per la riconsegna delle biciclette, in zona Pier 39.
Non prima di voltarci svariate volte per cercare di cogliere un momento particolare di questa avventura, un'immagine che possa rendere ancora più speciale questa giornata.

Questa è l'immagine, insieme ad un'altra, che rimangono impresse nella mia mente.
Grazie San Francisco, di averci regalato una giornata unica, sia dal punto di vista meteo, che da quello della bellezza.